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12 mesi con Gino, Michele e... Ruzzle! #intervista

di Valerio Millefoglie
| Storie di Smemo | Libri e Fumetti | Storie di Smemo | 0 commenti

Si comincia con Gino&Michele, che hanno scritto Ruzzle. Il protagonista si chiama Domenico, di sé dice: “Non è bello quando non nasci né povero né ricco, e continui a essere né povero né ricco per tutta la vita”. Stava andando in pensione e invece va a fare una rapina in banca. Gino&Michele raccontano com’è nata l’idea di questa storia.

 

L’idea è nata in modo molto semplice, a questo giochino infernale e banalissimo sono iscritte migliaia di persone. La gran parte di loro non si conoscono. Ma c’è una chat (non tutti sanno nemmeno che esiste) ancor più subdola e “invitante”. Puoi commentare i risultati con il tuo avversario senza sapere se stai parlando con un docente universitario o con un rapinatore di banche. È quello il fascino che ci ha ispirati.

 Da una parte dello schermo di Ruzzle c’è il rapinatore pensionato, dall’altra non c’è un docente universitario, ma un estraneo di nome Aldo72 che Domenico conosce bene. Da un anno arricchisce le sue serate giocando e chattando con lui. Come ci s’inventa una vita piena?

È forse una “vita piena” che ti sceglie. Il resto, se c’è terreno fertile, lo dà l’educazione, la cultura in cui cresciamo.

Come si toglie dalla propria agenda la voce “abitudine”?

Con la voce curiosità.

In che modo ci si arricchisce l’anima?

Ognuno ha il suo. Puoi metterti sdraiato su un prato a guardare le nuvole, leggere un libro, annusare un collo, salire in cima a un vulcano o dormire dodici ore di seguito cercando di sognare sogni che non ricorderai da sveglio. Ma l’anima sì.

Dopo aver letto Ruzzle mi è capitato di finire con l’occhio sulla vostra foto, sopra la biografia. Mi sono figurato Domenico in mezzo a voi due. Che aspetto v’immaginate abbia?

Ma Domenico è noi due… (o forse è quello che abbiamo temuto di diventare).

A un certo punto Domenico dice, “Le persone si leggono dal primo respiro”. Mi ha fatto pensare a degli esseri con stampata sul volto la copertina del libro che più li rappresenta. Un Kafka, un Vonnegut, un Calvino. Se questo fosse un gioco, come Ruzzle, voi che copertina avreste in faccia?

Michele: Deluderò chi si aspetta nomi roboanti, i Racconti di Beppe Viola. (In realtà mi piacerebbe tanto avere il coraggio di girare con stampato in fronte La vita agra di Bianciardi)

Gino: Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Ogni agenda è l’autobiografia di un anno della vita di una persona. Qual è stata la vostra agenda più bella?

Michele: Conservo ogni agenda dal 1963. Sono tutte fittamente scritte. Dal 1978-79 sono tutte Smemoranda…sceglierne una per me è difficile, sono stati diversi gli anni importanti della mia vita.

 Gino: Il 1993, ma il perché lo tengo per me.

La cosa più divertente che avete scritto sulla vostra Smemo personale?

Michele: È quella che scriverò domani.

Gino: “Anche se può sembrare incredibile la vita di Berlusconi è basata su una storia vera”.

Il più bell’appuntamento che vorreste segnarvi in agenda?

Michele: È quello che avrò domani.

Gino: Ore 13: pranzo con Woody Allen.

Quello che non vorreste mai avere?

Michele: Se non voglio averlo perché dovrei scriverlo?

Gino: Ore 13: pranzo con Capezzone.

Qual è stato il libro che vi ha spinti a scrivere? (Io per esempio ricordo di essere impazzito per un’antologia di Bukowski, a tal punto da averla provata a rubare dalla biblioteca di Opera, a Milano. Essendo vicino al carcere, mi stanarono subito e mi mandarono una serie di lettere per intimarmi la restituzione).

Michele: Quelli che si leggono nell’infanzia o nella prima adolescenza. I titoli non sono per nulla originali, vanno da Salgari al Giornalino di Giamburrasca, tutti veri capolavori della letteratura italiana popolare. Ma mi piace molta della grande letteratura dell’Ottocento, anche quella considerata più “facile”: avessi tempo rileggerei ogni anno, in più, Il conte di Montecristo. A sorpresa, in testa a tutti, ci metto I promessi sposi. E chi sorride si prenda l’impegno di rileggerli ora. Poi mi dice…

Gino: Devo molto a Bar Sport di Stefano Benni.

Questa settimana hanno acceso i termosifoni, è iniziato l’autunno. Mi consigliate un libro per questa stagione? Magari un libro per ritornare, con la mente, al caldo. Oppure un libro di un autore freddo, nordeuropeo.

Michele: Per non ripetermi eviterò la narrativa e proporrò un manualetto di Laterza di Georges Duby, un attento storico francese. Traccia un percorso molto interessante su come era vissuta la donna dal potere tra l’XI e il XIII secolo: I peccati delle donne nel Medioevo.

Gino: Questo bacio vada al mondo intero. Ambientato a NY ma Colum Mc Cann è di Dublino.

La scrittrice tedesca Christa Wolf ha scritto: “Un giorno all’anno, 1960-2000”, un diario lunghissimo ma sempre dello stesso giorno, il 27 settembre. Rigiro la proposta a voi, descrivetemi una vostra giornata di questo mese.

Gino:Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz

Michele: Ottobre, straordinario mese delle vendemmie. Dopo una buona bevuta con gli amici, una dormita di ventiquattr’ore ci sta, giusto? Ecco, quella.

 

La soluzione del gino&michele Ruzzle

Ruzzle è un gioco in cui vince il più bravo a creare parole. Mi fa pensare a un libro uscito un po’ di tempo fa, il Dizionario Affettivo della Lingua Italiana, curato da Matteo B. Bianchi per Fandango. Si chiedeva a una serie di autori italiani di raccontare la propria parola preferita. Qual è la vostra?

Michele: Pane. Per due buoni motivi. Il primo è che il pane è al centro della nostra civiltà da millenni. È l’anima e il corpo della nostra cultura. Il secondo, molto più raccapricciante, è che “il pane” mi rimbomba nella mente da molti decenni, da quando cioè mio padre, che era maestro elementare, mi propinò, obbligandomi a impararla a memoria la poesia Il Pane di Francesco Pastonchi. Si trattava ovviamente dell’esaltazione di questo cibo, di sapore evangelico, attraverso un componimento che utilizzava termini irrinunciabili, destinati a restarmi nel vocabolario inaccessibile, come “fervido”, “mendìco”, “disadorno”, “biondeggi” e “procaccia”. Che naturalmente faceva rima con “bisaccia”.

 Gino: Ottimismo. Sono romagnolo e per me, come per tutti i romagnoli, l’ottimismo è il profumo della vita (vedi Tonino Guerra)!

 

12 mesi
12 mesi con
smemo 2014
Gino & Michele

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