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Abbiamo chiesto a Bugo cosa ne pensa Sergio

di Viviana Correddu
| News | Musica | Da ascoltare | 0 commenti

È tornato Bugo. Come, chi è Bugo? Non scherziamo

BugoBugo è Cristian Bugatti. Perché a 42 anni e 7 dischi alle spalle, un contratto con la Universal e oggi con la Carosello Records, Cristian è ancora quel ragazzo chiamato Bugo dagli amici di sempre, e lo è anche sul palco. Su wikipedia, youtube, sul suo profilo Facebook e Twitter, trovate tutto su di lui: dischi, biografia, video e pezzi per tutti i gusti, tutti da ascoltare. Chi lo conosce lo ama e lo garantisce tra i “geni assoluti della musica italiana”; chi non lo conosce, è ora che inizi a farlo, e magicamente scoprirà che in giro può esistere della roba differente e nuova, che non sia rap, hip-hop o “pop poppettino da pacca sulla spalla” (cit. Bugo). Quindi. Finite di leggere questo articolo, e iniziate a smanettare su internet. Perché tutte quelle robe noiose che fanno da preambolo agli articoli sui cantanti/musici/e cantautori, le lascio volentieri ai giornalisti e ai critici musicali.

Io “non ho tempo” (come titola un suo pezzo dell’ultimo disco “Nuovi rimedi per la miopia” uscito nel 2011). Solo il pensiero di etichettarlo, ingabbia prima me e poi lui. Ha un singolo in giro, e lo ha ADESSO. Si intitola Cosa ne pensi Sergio e spacca.

E allora Bugo ve lo voglio raccontare come l’ho incontrato io, in un mercoledì uggioso e milanese che però ci ha graziato dalla pioggia, e un appuntamento alle 16:30 davanti a un'osteria. Lui è puntualissimo, passo molleggiato, stanco per una riunione con la casa discografica, ma con il sorriso sincero addosso. Ci salutiamo come due vecchi amici anche se non lo siamo, e la naturalezza è immediata.

È simpatico Bugo. Anzi,“il più simpatico di tutti!” come dice lui.  L’osteria è ancora chiusa, ma sul marciapiede ha tavolini con tanto di sedie. Decidiamo di occuparne uno abusivamente e ci prendiamo due birre dal bar a fianco. Io sfodero il mio note-book nuovo fiammante e metto su una play-list che ho preparato con l’aiuto del mio amico Kata dj; un’ora e mezza circa di musica senza interruzione durante la quale i pezzi di Bugo da me scelti, si intrecciano a pezzi storici della migliore musica italiana e internazionale, da Beck a David Bowie, a Vasco, Celentano, Oasis, Lennon e via così. Mostri sacri, insomma. E lui non sfigura. Lo sapevo, ma lo volevo dimostrare.

Primo punto. Bugo è bravo, innovativo, contemporaneo, ma ha radici musicali forti, e spazia dall’armonica a bocca (come fosse Bob Dylan) all’elettronica, fino al pianoforte di Lennon; torna alla chitarra distorta e provocatoria, e poi sublima con l’acustica facendo resuscitare Tenco. Ogni pezzo una sua storia, un suo mondo. A volte paradossale, sconclusionato ed eccentrico, a volte delicato e profondo da attorcigliamento di budella. Attacco la musica di sottofondo, la registrazione sul cellulare.

E inizia lui:“Allora! Vi presento Viviana… mi chiamo Bugo, e sono un giornalista del Bugo Press..!!”. Partiamo così, nel cazzeggio rilassato e senza pretese.

Nessuna domanda secca, mai un attimo d'imbarazzo. Ma tante cose da raccontarci, consapevoli che sarebbe stato impossibile riproporle tutte in un articolo. Comunque dopo quasi dieci minuti di assestamento, risate, sfottò, e discorsi pesi su case discografiche, dinamiche discografiche, e un “nessun rimpianto nessun rimorso” un po’ alla Max Pezzali, lo riporto sul pezzo. (Lo sapevo che sarebbe accaduto! Stiamo vaneggiando e ci addentriamo in discorsi logici ma frammentati, costruiti su interruzioni improvvise per ascoltare la musica che ho portato, e attraversati dalle fasi del suo percorso artistico). Io questo articolo per Smemoranda però lo devo iniziare in qualche modo!

“Bugo, me lo dici tu chi cazzo è Bugo?” Silenzio. L’unico della chiacchierata durata quasi tre ore. Ci salva la mia play-list con Little Wonder di David Bowie che entra prepotente e non può passare inosservata (pezzone... smanettate ragazzi, smanettate!). Bugo è Bugo, e nemmeno lui riesce a darsi una definizione, perché una definizione non la trovi nemmeno se ti studi il vocabolario dei sinonimi e contrari e sei il paroliere più stravagante dell’universo. Ti ci puoi avvicinare, lo sfiori per un attimo, e poi lo riperdi. Perché nel frattempo lui, ti spiazza di nuovo. Comunque si salva in corner:

“Forse, se devo pensare ad una caratteristica che mi può definire, è che nel bene o nel male ho sempre desiderato fare quello che voglio e quindi sono un po’ un “OUTSIDER”. Mi interessa essere diverso, ma all’interno di un gruppo, non isolato nel deserto! Ecco perché ho firmato con delle multinazionali! Quelle non scherzano! Quindi, sì.. un outsider. Ma nel senso migliore del termine. Che non vuol dire fare lo snob, starmene per i cazzi miei, e dire che sono il più bravo. Per me la musica è come se fosse un castello. E io ci voglio entrare in quel castello! Dentro il castello della musica italiana per me c’è Vasco, Celentano, c’è la tomba di Tenco.. Molti invece la tomba ce l’hanno fuori, perché non ce l’hanno mai fatta a raggiungere la massa, il pubblico.. Ecco. Io voglio raggiungere la massa, essendo me stesso, diverso…fuori dai canoni preimpostati, ma dentro quel castello.”

Ma allora mi chiedo e gli chiedo, se quando chiude gli occhi e si immagina lì dentro, pensa ad un Bugo Rock star oppure no.

“Dentro di me lo sono tanto, essere una rockstar non significa mettersi il chiodo, e dare la spallata..e non bisogna farla con gli altri la rockstar, non c’è bisogno di fare la rockstar con te per esempio. Non mi interessa. È molto più da rockstar fare un intervista con te così, senza chiedere un cazzo a nessuno, senza fare tutti i procedimenti classici, e lo rotture di coglioni.”

Insomma alla fine arriva alla sua conclusione: “sono DIVERSAMENTE ROCK STAR”. E poi  iniziamo a parlare inevitabilmente del Blasco nazionale. Siamo due patiti di Vasco, che ci possiamo fare! E torniamo ragazzini, ci s'illuminano gli occhi e ci raccontiamo aneddoti sul modo inarrivabile che Vasco ha e ha avuto nel proporsi al pubblico, nel darsi completamente. Parliamo di Vasco a Venezia, e di Vasco a Sanremo quando cantò “Vado al massimo”. E intanto sul mio note-book sempre acceso e canzonante, è il turno di Celentano con “Prisencolinensinalciusor”.

Bugo smette di parlare e non riesce a frenare l’istinto di battere il tempo con le mani, sorridendo al ritmo coinvolgente e geniale di quella canzone. “Ecco vedi? (dico io) Questa ironia di Celentano!... io ti ci vedo in questa cosa... ti vedo lì, sul palco di Sanremo girato di spalle a cantare...” e lui: ”e poi mi metto il microfono in tasca come Vasco, e mi sparo come Tenco!” Risate.

Oh! È simpatico Bugo! È ironico. Ma non dovreste ascoltarlo solo per questo. Sono le sue canzoni che contano. Lui vuole che siano le sue canzoni, ad avere importanza. Diventa serio, quando parla della sua musica. Si confronta, chiede opinioni, sviscera riflessioni. Non gli basta quello che è riuscito a fare in questi anni. Non gli basta essere lodato nell’ambiente musicale, conosciuto tra gli addetti ai lavori. Non gli basta la nicchia, e non gli basta essere il fantasista ammirato per come palleggia e per come si inventa le azioni. E passategliela sta cazzo di palla! Un bell’assist, a parabola, di quelli che poi la scena si ferma, e al rallenty ci piazza una rovesciata da campione. Di collo pieno. Gooool!

“Ma allora, Bugo. Ti ci mandano a Sanremo o no?!”

“Magari mi ci mandano quando ho sessant’anni. Quando mi devo ritirare!!” . Oh! ..Se Bugo va a Sanremo, è l’evento dell’anno! Ci fosse pure Pippo Baudo, sarebbe il massimo. Vedremo. Io ci penso forte, e magari succede!  

A ottobre di sicuro, uscirà con il suo nuovo Progetto Discografico. Da novembre il tour dal vivo. Ah! Un’ultima cosa. Bugo è un FIGO. Non dico fisicamente. In generale. Nell’attitudine. Lui odia questa parola, ma lo è. E lui lo sa.

“E se ti senti un FIGO, anche gli altri ti vedranno così! Come se pensi di essere uno sfigato, gli altri ti percepiranno come uno sfigato. È matematico. Concordi?”. Mi dà ragione. Fate largo adesso. Bugo è tornato.

Per saperne di più

Extra: leggi qua l'analisi illogica di Viviana a Bugo...

Bugo

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