
25/03/2007
In illo tempore
In illo tempore il perfido Erode (che era cresciuto in odore di Diario Vitt) fece un editto. Procurò che tutti i bambini al di sotto dei quarant'anni e scoperti in possesso di Smemoranda fossero dati in affidamento alla senatrice Franca Falcucci che li avrebbe fatti a pezzi, dodici uguali come i fogli della sua lettura prediletta: il calendario di frate Indovino. E che vi fossero stampati sopra, a immagine e somiglianza del calendario, i consigli per piantare le azalee, smacchiare le lenzuola e farsi da soli una libreria.
La qual cosa - il fai da te della libreria, nello specifico - creò non poche contraddizioni poiché lo sanno tutti che come supporto per le mensole la Smemoranda è a tutt'oggi il meglio reperibile sul mercato. Ma tant'è: la Falcucci non aveva mai posseduto nemmeno un bignami, figurarsi una libreria e poi di Smemoranda non voleva nominarne neppure la mela e così, col Diario Vitt a sostegno, le mensole duravano come le frasi storiche della senatrice: lo spazio di un mattino. Eppure stava scritto in qualche libro sacro - forse la Smemoranda - che non si poteva vantare libreria di una certa solidità senza "il mattone-smemo" e che chi insisteva col Diario Vitt al massimo poteva puntare alle scuole commerciali.
Così, nonostante la senatrice ce l'avesse messa tutta aggiornandosi persino sull'enciclopedia Conoscere, l'industria del Diario Vitt fece il suo tempo mandando in rovina almeno due persone e un ministroide (Erode, Benito Jacovitti e la Falcucci), la diffusione di frate Indovino fu circoscritta alle mamme sopra i cinquanta e ai parroci di campagna e le Smemorande conobbero tempi radiosi, tanto che oggi 1 italiano su 500 ne compra una, non si sa se in odio alla senatrice, in simpatia alle librerie robuste o in amore a chi ci scrive e ci disegna sopra. Gli altri 499 sarebbe bello sapere cosa diavolo ci stanno a fare al mondo, dato che hanno fatto le commerciali, studiano da parroci di campagna, vorrebbero essere Erode, pregano frate Indovino e forse coltivano una insana relazione con una massaia cinquantenne, pare di nome Franca. Tra le azalee, beninteso, e sopra lenzuola perfettamente smacchiate. Non sarà mica una bella vita, no?
Ma erano tempi bui, quelli di Erode, quando l'ora di religione era ancora obbligatoria. Ora, che al suo posto c'è l'ora buca e che la Falcucci non c'è più ma c'è ancora, è tempo di bilanci.
E i bilanci noi li facciamo. Per prima cosa smentendo almeno un paio di 10 di questo decennale dedicato ai 10. Il primo riguarda una questione di forma: d'accordo sullo spessore (10 cm) ma non è provato che la Smemoranda pesi 10 chili. A volte pesa di più, a volte solo 9: dipende da quanto ci si scrive sopra e da che inchiostro si usa. È risaputo infatti che il peso specifico dell'inchiostro da biro è 10 volte superiore a quello della stilografica e che se si incolla sulla copertina la fotografia della compagna di banco o della segretaria, il peso della fototessera è 10 volte inferiore a quello di una polaroid. Per seconda cosa, una questione di contenuto: ma quale decennale? E inutile fingere di non sapere ciò che invece tutti sanno. E cioè che le Smemorande non sono 10, bensì 11, se si tiene conto del prototipo - senza nome e con una sedia da regista in copertina - che non fu mai riconosciuto e che venne abbandonato ancora in fasce davanti al portone di una cartolibrerìa. Venne chiamato Esposito ma poiché era gracilino (pesava solo 2 chili) non potè mai ambire agli scaffali. Scampò alla terribile Falcucci che lo scambiò per un registro (non ne aveva mai visto uno) e fu adottato da un giovanotto che studiava da distributore, il compagno Coneditor. Adesso si guadagna la vita facendo il sottobicchiere in una cooperativa libraria e aspetta nell'anonimato il giorno in cui gli sarà consentito di concorrere alla sacrosanta eredità : un olio firmato, con una Smemoranda nuda ritratta di schiena.
Altro da dire, su questi 10 anni, non c'è se non che ne son state viste di tutti i colorì (di Smemorande) e che i temi da esse trattate non hanno mai avuto uno sponsor. Non fu Spadolini a proporci "Garibaldi 101" nell'83; non fu Martelli nell'81 a parlarci dell'apocalisse; e nemmeno Krizia ('84) a suggerirci il "made in Italy". Forse i colletti delle camicie di De Michelis ci ispirarono nell'85 la Smemoranda gialla, ma né Craxi né Fogar ci dissero che l'87 era "avventura", e soprattutto nell'86 non avremmo fatto la Smemoranda dell'amore se avessimo previsto che ciò avrebbe contribuito al rilancio dei profilattici. Noi l'amore l'abbiamo sempre fatto come si usava una volta, senza niente o meglio: con la Smemoranda.
Provate un po' voi a superare la barriera di quattrocento pagine più il balacron della copertina. D'accordo, si perde un po' in sensibilità , ma se è vero che in questi 10 anni la Smemoranda è entrata nel costume dei giovani, a maggior ragione può entrarci negli slip.
A proposito di 10. Come potete vedere dal disegno della pagina seguente, noi che
facciamo la Smemoranda siamo in 10. E nessuno di noi ha figli.
GINO & MICHELE Capitani della banda dei dieci ma per fargli scrivere 10 righe non sono bastati 10 mesi.
NICO COLONNA Ha la classe di un numero 10 ma non diventerà mai il capitano.
DOLORES REDAELLI Lavora 10 ore al giorno ma 10 giorni all'anno per la Smemoranda li trova sempre.
GIUSEPPE LIVERANI Lavora 10 giorni all'anno ma 10 minuti per la Smemoranda non li trova mai.
STEFANO GIOMI Dei dieci comandamenti rispetta solo il settimo. Suo malgrado.
SILVIA PALOMBI Dice di aver conosciuto 10 uomini ma non ha mai portato le prove.
ROBERTO FUSO NERINI È stato con noi 10 minuti negli ultimi 10 anni.
PALLINO PLUTINO È soltanto un fiancheggiatore di questa edizione perché sa contare fino a 9 ma mangia per 10.
NAGEL È l'unico che alle sue spasimanti in 10 anni non ha mai regalato neppure una Smemo.
