25/03/2007
L'ultimo gioco
quando
mesto sortì dal Posto c'era un poco
che somigliava tanto al grande nulla
lui c'era e lì c'era la sua culla
sua pace d'ieri
e cigolava atroce:
ricordo aveva dolce d'una voce
sempre più spenta sempre e più lontana
e
tepor di zinna al tempo d'una ninna
il tempo della nanna nella zana
ieri
morì lo spazio nel secondo empio
d'ultimo tempo
e nel Posto/tempio
d'ultimo uomo si smarrì il colore
siccome suono e così il calore
siccome rosa-rosa e ultimo fiore
siccome amore
sull'ara amara del finale scem(pi)o
ora
senza costrutto
più spoglio d'osso spoglio di prosciutto
rimira il tutto
un tutto poco
ch'è pari - quanto? - tanto il grande nulla
e solo segno umano
è lui se stesso stante imbelle infante
è lui se stesso che di propria mano
si ninna zitto dentro la sua culla:
l'ultimo gioco
che dura poco
perché s'è rotto
(addì: ventotto/otto/ottantotto
ore: diciotto e otto - italia - aulla)
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