25/03/2007
Capperi, che mischia!


È consuetudine dire e leggere che è iniziato il conto alla rovescia. E anche se qualcuno ha favoleggiato, tanto tempo fa, giusto per metterci di buonumore, che bisogna stare in campana (Mille e non più mille, una profezia che suggerisce di fare le corna, toccare ferro, e non solo), eccoci metaforicamente in corsa verso il duemila. Premesso che il piacere e la fortuna di correre non è cosa di tutti - ho notato chi passeggia verso la meta, chi striscia, chi saltella, chi sgattaiola e chi rotola, questione di gusti - ho da fare un'anticipazione. Noi giornalisti, sapete, abbiamo un po' la mania dello scoop, di arrivare prima degli altri, di sentirci più furbi, rispetto a quegli imbecilloni sparsi sul pianeta che procedono secondo norma. Noi si riesce magari ad ascoltare prima degli altri il nuovo disco di Mino Reitano, a sbirciare i fratelli Vanzina durante le riprese di un film, a leggere in anteprima qualche pagina del libro di Biagi o Bevilacqua (un bel vantaggio, ce lo possiamo risparmiare al momento opportuno). Sono, insomma, gli agi e le grandi gioie di un piccolo mestiere: un po' come sapere anzitempo dove ha trascorso un week-end di fuoco torello Cuccarini con Bruno Vespa, o quale congiuntivo entrerà in guerra con Aldo Biscardi in una delle sue missioni sportive, o quando l'amabile Roberto Formigoni deciderà di far saltare il suo resistentissimo tappo di purezza. Bene, grazie a conoscenze autorevoli, sul mio personalissimo cartellino di cronista musicale, mi sono già potuto appuntare i contenuti dei principali servizi giornalistici previsti per l'anno duemila: un'azione di spudorato favoritismo per i lettori della Smemoranda, un'opera di controspionaggio che con dieci anni di anticipo riusciamo a fornire, per amore di verità, e per indurre tutti voi a prendere le necessarie contromisure. Per gli amanti del cinema, valga la citazione di Accadde domani, film di Frank Capra, dove succedeva qualcosa del genere. I casi presi in esame, di protagonisti musicali tramandati da oggi fino al fatidico anno duemila, sono sette proprio come i magnifici. Al Bano & Ramina Power. Il Censis li avrà classificati come la famiglia più numerosa del Mezzogiorno. All'epoca, giunti al quattordicesimo figlio, Al Bano e Ramina continueranno a sorridere e a cantare motivetti d'ignominia assoluta. La prole avrà conquistato posizioni di rilievo nel mondo dello spettacolo, avendo invaso e occupato militarmente la redazione di Piccoli fans. Tutti e quattordici, ma altri si aggiungeranno, saranno accomunati dagli occhialini con la classica montatura Carrisi: solo per non perdere il prestigioso riferimento paterno. Claudio Baglioni. Sul vestito bianco che lo ha accompagnato in tutti gli anni ottanta, si è purtroppo adagiata una macchia di gelato, ma Claudio-nostro non se ne preoccupa. Il suo hit è sempre Questo piccolo grande amore che il cantautore ha rivelato a Mixer essere dedicato e ispirato a una antica fidanzata, tanto esile e minuta da meritare il soprannome di bonsai. Stanchi di tale ripetitività, i fans ai concerti rumoreggiano pesantemente. E sui muri degli stadi iniziano ad apparire scritte minacciose: Fuori dai baglioni. Lucio Battisti e Mina. I due, accomunati per anni dal loro ostinato silenzio, hanno finalmente rotto il ghiaccio. Sono diventati dei presenzialisti, chiacchieroni, banditori d'aste televisive, prodighi di interviste e fotografie. La riservatezza di una volta è solo un ricordo. Si vocifera di un flirt nato sul set di un filmetto leggero, una commedia all'italiana, interpretata dai due con serena autoironia: Quel pomeriggio di un giorno da Pani. Loredana Bertè. Le tracce discografiche sono sempre più rade, ma nel mondo del tennis, dopo aver passato al setaccio i tornei di mezzo mondo, dal Roland Garros a Wimbledon, da Flushing Meadows al Foro Italico, si è ritagliata un posto al sole in pubblicità. Furoreggia come testimone della Dunlop. Lo slogan ha sollevato qualche riserva, ma funziona. "Che palle!" dice imperiosa Loredana: e ride come una matta. Jovanotti. Si è affezionato al suo personaggio, al punto da non togliersi più la divisa militare. Convinto che l'immagine del soldatino gli ha portato fortuna, anche il gergo si è adeguato. Arredata la sua villa di Carugate con brande e tavolacci da caserma, ha sfondato in America. Anche il buco d'ozono ne ha risentito, ma intanto il suo album Capperi, che mischia! è da otto anni nelle classifiche di Billboard. Marisa Laurito. I suoi inni alimentari hanno avuto effetto. Dopo aver doppiato la boa dei cento chili, le è stata affidata una rubrica Domenica in... grasso. Molti i dischi di successo, da Mascarpone, a Cozza, da Uno due tre... Bignè! a Cicoria e bonbon. Trionfale anche il suo esordio editoriale, l'enciclopedia a fascicoli settimanali La vita è bella, ma è meglio fa mozzarella. Francesco Salvi. Nel tempo, rispetto ai lontani fasti di Esatto e C'è da spostare una macchina, la sua vena si è affinata e le strategie si sono articolate come si conviene a un nouveau philisophe. Nella meritoria dilatazione della creatività del soggetto spiccano nel decennio appena trascorso alcuni gioiellini: Perfetto (dai, presto, andiamo a letto), Carino, sei sempre un bel cretino, Micidiale (mi tuffo nel canale), hit dell'estate 1998 e un doppio ed gastrodemenziale, Butta la pasta. Grazie a quello e all'inserto gutturale Polentina, ospitato nei giorni dispari da L'eco di Bergamo, Salvi è convinto che tutti vivranno felici e contenti. P.S. Ultim'ora - Un dispaccio d'agenzia informa che il noto cantautore Antonello Venditti si è autoesiliato dopo le traversie della Roma (Viola, lo dicevamo speso, è un colore jellato, di nome e di fatto). Ha avuto l'idea di ritirarsi, come Cincinnato, nella pace del lago Maggiore. Per consolarsi e guadagnare qualche spicciolo, canta ancora. Tra i locali piace un motivetto di tanti anni fa, rivisitato con astuzia, Grazie Arona...
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