
25/03/2007
Andiamo a Salamina
L'utopia è una attesa bella che produce dolore.
Dolore?
E' il dolore (piccolo? grande?) delle speranze che è renitente
ad avverarsi.
Perchè si spera e si spera e si continua a sperare
dolendosi o illudendosi, in questa prolungata attesa.
L'utopia è come un'ombra, inacuta o splendida, della sera
e induce al sonno della ragione
liberando i pipistrelli della fantasia.
Oh lieta fantasia.
Nel sonno si sprigionano i sogni e i sogni schizzano alti e voraci
come scintille di lava. Questi sogni
sono appunto le ali dell'utopia che sui cavalli dell'Ariosto porta
verso i regni dove siedono allegre e costanti
la giustizia più giusta nel dare e avere,
la felicità più felice e inquieta che riceve e concede
che domanda ed è domandata
accetta e distribuisce;
ma soprattutto dove si può vivere una vita che è vera vita
ritagliata dentro all'uragano del tempo
e dentro all'impegno di ognuno di non sottrarsi mai a niente,
di barattare il tempo dell'amore per il tempo di una giusta fatica
e di collocare nello scaffale dei propositi lieti
le ore dello svago, della lettura, dei viaggi, dello studio.
Utopiare è in realtà un fantasticare con furia
quasi con rabbia
ma neanche con una costanza inesorabile.
Fantasticare non la cosa sperata o veduta da lontano
ma la cosa (l'atto,l'azione, la realtà della vita) che si
vuole davvero, che deve essere lì presto e non si può rimandare.
L'utopia fa correre alla stazione
perchè il treno fischia, un treno fischia, che deve
arrivare.
Arriva? E' arrivato? E' lì che arriva.
Sta già fischiando.
......
Andiamo a Salamina a combattere per l'isola
andiamo a Salamina a combattere per l'isola
andiamo a Salamina
fossi io allora di Folegandro o di Sicino
anzichè ateniese
fossi io
andiamo a Salamina.
Andiamo.
Nota:
Solone, ateniese
