
25/03/2007
Occhi aperti, occhi chiusi
Come diceva quel signore nella Tempesta, il mago Prospero? "Siamo della stessa stoffa di cui son fatti i sogni."
"Stoffa" che ci si figura fatta di materiale etereo, leggero, fragile, plasmabile, mutevolissimo. Che ne dite, potrebbe essere carta?
Molti miei sogni (diciamo la metà , quelli che faccio a occhi aperti) sono di carta. Mi appartengono, ma li metto anche in vendita.
Anzi, è proprio di questo che vivo. Sogni in vendita.
Come tutti, ho sognato sogni altrui, in passato. Anch'essi di carta, scritti o disegnati. Oppure ombre e luci su uno schermo. O colori su una tela.
Quando ho cominciato a fabbricare i miei, ci ho messo, giocoforza, molti elementi di quei vecchi sogni. Nei miei sogni di carta potete trovare mille cose acquistate al Gran Bazaar dell'Immaginario: Gary Cooper, Topolino, Marlowe, Pinotto, Cino & Franco, il Mostro della Laguna Nera. E Walter Mitty, naturalmente.
Vi ricordate di Walter Mitty? Ha la faccia di Danny Kaye ed è redattore di riviste avventurose.
Mitty scrive avventure. Anzi, le sogna. Anzi, le vive. E di volta in volta è pirata, cowboy, pilota, eroico soldato.
Io sono un po' come lui. Scrivo e pubblico fumetti.
Il mio ufficio, come quello di Walter Mitty, ha le pareti tappezzate da colorati poster e copertine di albi. E di volta in volta sono Tex, Zagor, Mister No, Nick Raider, Dylan Dog. Un ranger senza paura, un giustiziere della foresta, un pilota amazzonico, un poliziotto, un investigatore di orrori.
Troppa folla? Be', è piacevole credersi un altro, per un po'. Tutti gli altri di cui si scrive.
Essere il più veloce a estrarre la pistola nella main street, buttarsi di liana in liana nella foresta lanciando senza pudore un grido belluino: "Aahhyaakkk!", affrontare gangster e vampiri. In fondo possiamo essere chiunque, nei nostri sogni. Ma alcuni sogni sono più personali di altri.
Grattate sotto la superficie di Mister No, il mio pilota amazzonico: è lì che troverete Sergio Bonelli. Mister No ama viaggiare. Anch'io. Ama le donne. Anch'io.
E' audace, simpatico, affascinante, sa fare a pugni, sparare, pilotare aerei e lottare con giaguari e caimani. Be', io no. Non precisamente.
Ma qui si parla di sogni. E Mister No è il sogno che Sergio ha di Sergio.
Ho anche cercato più volte di far diventare il sogno realtà : ho viaggiato in Amazzonia, nel Sahara e in altri luoghi selvaggi. E' stato bello, sì, ma non proprio la stessa cosa.
Invece di emozioni a non finire, ho trovato caldo, fatica, sudore, insetti. Tutte cose che nei sogni, anche in quelli di carta, di solito vengono tagliate.
Per essere sinceri, non è che i "sogni di carta" non costino fatica. Scriverli è divertente. E sarebbe bello potersi completamente abbandonare al fluire delle proprie fantasie. Ma, purtroppo, questi sogni non appartengono solo a me.
Ci sono altri sognatori aventi diritto: coloro che li comprano in edicola. E così mi tocca metterci un capo e una coda, un po' di logica lì e di realismo là .
Il risultato finale è qualcosa di meno di un vero sogno: una storia a fumetti. I lettori sono soddisfatti, ma il sottoscritto, dopo più di trent'anni, si sente prigioniero di questi sogni di carta.
Con Dylan Dog (sognato dal mio amico Tiziano Sclavi) mi sono recentemente assicurato un po' più di libertà surreale, onirica, proprio da vero sogno... Ma che sogni! Sono veri e propri incubi!
E così ripiego sull'altra metà dei miei sogni, quelli che faccio con gli occhi chiusi. Una volta ho letto, su una seria rivista scientifica (probabilmente La settimana enigmistica), che i sogni possono essere influenzati da segnali recepiti durante il giorno.
Perciò, ogni notte prima d'addormentarmi, io cerco coscienziosamente e metodicamente di prepararmi un bel sogno.
Il tempo non mi manca: soffro d'insonnia. E non mi manca neppure il materiale per stimolare la mia attività onirica. Intorno al mio letto e nelle stanze adiacenti c'è una biblioteca di Babele con scaffali traboccanti di fumetti d'epoca, libri di viaggi, storia, arte, cinema, fotografia, serie riviste di archeologia ed etnologia, e altre un po' meno serie di sport e belle ragazze.
Non mancano, ovviamente, le videocassette; ogni notte, con un mio personale montaggio, mi faccio un patchwork visivo, alla Blob: un frammento di film noir, un brano di documentario sulle piramidi, una canzone dei Beatles, un match di pugilato, una scena di film western, un tocco di porno d'annata, la finale di un classico Wimbledon...
Poi, alle ore piccole, spengo la luce, e quando Morfeo finalmente si decide a farmi visita, anche il mio sogno, grazie a questa personale alchimia, è davvero straordinario: Gary Cooper vestito da cowboy salva Linda Lovelace dal palo della tortura; Braccio di ferro affronta Tyson sul ring a Las Vegas; il fedele Kammamuri tira un rigore nella porta difesa da Moana Pozzi; il replicante morente di Blade Runner viene salvato per miracolo da Mandrake... e io, durante il Torneo di Mongo, alla presenza di Flash Gordon, del crudele Imperatore Ming e della bellissima principessa Aura, affronto Ivan Lendl con la mia magica racchetta.
Vinco io, al terzo set, al tie-break.
Questo è sognare, ragazzi!
