
25/03/2007
Canto errante di un pastore notturno
Si è spento il sole, ascolta, si fa sera
e un altro giorno è andato, ma che rogna nera:
nel mezzo del cammin di nostra vita
la festa appena cominciata è già finita.
Odi greggi belar, i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare
liberi liberi com'esuli pensieri
e nel buio senti sussurrare:
ma io non vedo un accidente
son venuto da Como per niente
che notte buia che c'è
povero me, povero me.
La senti questa voce?
già tutta l'aria imbruna
spegnete quella luce
che fuori c'è la luna;
se la luna è una lampadina
ti offro l'intelligenza degli elettricisti
così è (se vi pare) lunaspina
e con i fili rimasti
le stelle sono tante
portate in braccio dalla corrente.
Ma io non vedo niente.
O falce di luna calante
siccome immobile qual piuma al vento
mi rammento
ch'io venìa pien d'angoscia a rimirarti
e la cagione esecranda qual è?
Se il giorno posso non pensarti
la notte maledico te!
Maledetta per ogni cuore che sente coscienza
ma come si fa, a mezzanotte,
a seguir virtute e conoscenza
se a vederci non si vede un'autobotte
e gli occhi non l'ardiscon di guardare?
Non ti fidare
di stelle galeotte:
una notte, in Italia, io mi misi in cammino
e camminando e cantando, ignaro e quasi senza fretta
i' mi trovai, fanciulle, un bel mattino
sull'ermo colle con la capra Elisabetta,
una capra col viso semita
col naso triste che pare una salita.
Tintarella di luna,
come te non c'è nessuna,
tintarella color latte
è giunta mezzanotte
è l'ora che volge al desìo
quanto somiglia al tuo pallore il mio.
Che fai tu, luna, in ciel, dimmi che fai?
Una vita di quelle che non dormi mai?
Che ne sai tu di un campo di grano?
Sapessi com'è strano
dagli atrii muscosi, dai fori cadenti
guidare nella notte a fari spenti
e vivere a lungo felici e contenti.
Han spento già la luce
nella notte ci guidano le stelle
e lingua mortal non dice
quanto è duro calle
andar nella brughiera dove non si vede un passo
e ritrovar se stesso...
Dolce e chiara è la notte senza vento,
immaginatevi che grande tormento
follemente viaggiare
e ritrovarsi in una selva oscura
ove per poco il cuor non si spaura
e più non dimandare:
scusi, lei che è pratico di queste parti,
io non devo andare in via Ferrante Aporti...
A' luna rossa, luna di marmellata,
del padellon del ciel la gran frittata,
ora è tardi, devo andare,
andiamo è tempo di migrare.
Ma se vuoi andare al cine, vai
poi ch'io non spero di tornar giammai.
