25/03/2007
Il deserto nella tempesta


S’ode a destra uno squillo di tromba: noi non abbiamo paura della bomba! (chissà se è vero, chissà se è vero...)
L’aeroplano vola, marcondirondero, e va per la perduta gente.
Dietro una curva, improvvisamente, il mostro divorava la pianura; non sarà un’avventura: su nel cielo aperto e poi giù il deserto per vedere se è così difficile morire.
Scendi pilota, fammi vedere, scendi a bassa quota. La risposta è caduta nel vento: ricordo che son morto in un momento, son morto con altri cento.
Passata è la tempesta, dubbi di qualunquismo son quello che mi resta:
chi siamo noi, e dove andiamo noi? che cosa posso dirvi? andate e fate! io vorrei, non vorrei, ma se vuoi... vuolsi così colà dove si puote! e se domani io non potessi? del doman non v’è certezza! allor, con gli occhi vergognosi e bassi, non resta che qualche svogliata carezza...
In queste frasi vuote la stessa forza della dinamite: si è spento il sole lontano, lontano.
Parole, parole, parole e le labbra fanno il verso all’areoplano.
Pianto antico: ci vorrebbe un amico.
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