
25/03/2007
La donna India
Sono a letto febbricitante e mi tornano alla mente immagini del film 1492: La conquista del paradiso .
Su quelle spiagge immagino di essere una donna india che scappa terrorizzata perché uno spagnolo la insegue e la vuole violentare. Ma non ce la faccio mi prende, mi schiaccia e poi mi tiene come una schiava.
Lo assecondo meditando di fuggire appena possibile e rifugiarmi nell'interno. Lo assecondo, non capisco la sua lingua, non ci capisco niente, ho la precisa sensazione che siamo animali, niente di più. Poi riesco a scappare, vago per la foresta, cerco una tribù nell'interno che è nemica della mia tribù, ma spero per me più amica dei mostri bianchi.
Giorni e notti e non sono sola, c'è un'altra vita dentro di me che maledico con tutte le mie forze. Non sono ancora arrivata alla tribù nemica-amica, mi nascondo in una grotta. Nasce e lo tengo caldo contro il mio petto, piange e anch'io ho bisogno di piangere.
Piangiamo e strilliamo, sento la maternità , sento la fragilità di questo cucciolo, l'immenso bisogno che ha di me, l'immenso bisogno che ho di lui. Siamo animali, due piccoli animali.
Sento la relatività di tutto. Penso a suo padre, all'odio che ho per lui e mi rendo conto che alcuni uomini della mia tribù si sarebbero comportati così conquistando un'altra tribù.
E questo cucciolo che strilla? E questa disperazione che sta quasi diventando gioia? No!
Insegnerò a questo bastardo a cambiare il mondo.
