25/03/2007
La professionalità


La sbandierano dovunque come la categoria chiave della modernità. I manager che cambiano bandiera a seconda della migliore offerta, i calciatori che una domenica giocano con l'Inter e il mercoledì con il Milan, quelli che vanno in televisione a fare gli scemi sapendolo (ce n'è anche che sono scemi e basta, e sono quasi piùsimpatici). Perfino i soldati, che ormai non servono piùla patria, ma vanno a “svolgere un lavoroâ€. Professionisti. La maledizione del ventesimo secolo. Ho cominciato a rifletterci il giorno che mi sono trovato a frequentare i set porno (perché ve lo spiego magari un'altra volta), vedendo questi maschi con il loro affare sempre in mano, pronti a erigersi e a tutto il resto a comando del regista. Sorprendenti, davvero. Se gli chiedi come e perché lo fanno, tutti ti danno la stessa risposta: “Il sesso non c'entra, siamo professionistiâ€. E allora mi è venuto in mente che nei giorni della mia adolescenza quella parola (“professionistaâ€) veniva appunto usata per descrivere le prostitute. Parlando di qualche peripatetica particolarmente famosa, gli amici di mio padre annuivano con quell'aria di significare cose misteriose da maschi, e dicevano con ammirazione “Quella è una professionistaâ€. Permettetemi, cari professionisti, di considerare il paragone non offensivo ma piuttosto, nella sua cruda semplicità, del tutto sincero. Il principio è semplice: ogni schifezza è giustificabile, purché ti paghino. E più ti pagano, più sei professionale. Puoi vendere tutto di te: il tempo, il culo, la coscienza. Non dico che non sia sempre stato così, in questo mondo sballato: ma una volta c'era un qualche argine morale (magari discutibile) che diceva “oltre questo limite noâ€. La religione del denaro e del successo ha fatto piazza pulita. Dato che ogni uomo vale per quello che possiede (mostra di possedere) o per come si vende, la professionalità è diventata un concetto astratto e autogiustificantesi. Non sento piùnessuno dire per disprezzo “Quello è un bastardo vendutoâ€, se non negli stadi come epiteto indirizzato all'arbitro. Infatti, vogliono far diventare professionisti pure loro - secondo il ragionamento di grande modernità per cui se li si paga di più, è meno facile “comprarli†(E perché? Qual è un limite “ragionevole†di questa filosofia?). Direttamente proporzionale alla glorificazione del professionista è lo svilimento del suo opposto, l'idealista. Il modo in cui si usa il termine sottintende sempre di piùl'implicito giudizio “un povero idealista†(notare la pregnanza dell'aggettivo “poveroâ€). Così come il volontario (che nel suo campo è un vero professionista, ma non lo fa per i soldi) è spesso percepito con il rispetto un po' patetico che si riserva alle specie in via di estinzione: una stranezza dei tempi. Di irregolari che non hanno capito come va il mondo ce n'è sempre, cosa volete. Bisogna compatirli. Buon millennio.
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