25/03/2007
Int'o Vicolo


Io mi sposai a quarantadue anni.Sono arrivato al matrimonio illibato, ma devo dire che anche prima del matrimoniomi sono divertito molto, anche se sempre in una assoluta, totale solitudine.
Comunque a me il sesso non interessava piùdi tanto, perchéla mia passione, già allora, era il calcio.
Il popolino giocava int'o' Vicolo, il campo di calcio era la strada, o'Vicolo appunto, che aveva una pendenza del 18% e quindi la cosa piùimportante era la scelta del campo.
I risultati subivano variazioni improvvise fra primo e secondo tempo: da42 a 0 per una squadra a 56 a 42 per l'altra.
Nel Vicolo le partite duravano da dopo pranzo all'ora di cena, solo chenon tutti mangiavano alla stessa ora, per cui capitava di finire da cinquantacontro cinquanta a quelli che erano rimasti tre contro due, quattro controtre, i piùfessi, quelli che aspettavano il fischio finale dell'arbitro.Solo che anche l'arbitro era andato a mangiare, per cui questi andavanoavanti a giocare fino al fischio iniziale della partita successiva.
Il calcio era ai primordi, le tattiche non erano ancora sviluppate, si andavain cinquanta, sessanta guaglioni tutti raggruppati dietro al pallone, unapalla umana che si aggirava per il Vicolo. L'unico consiglio che sapevadare l'allenatore era “Lievate' a miezzo!â€
Mi ricordo che per fare il campo chiudevamo o' Vicolo e mettevamo il cartello“Lavaggio stradeâ€.
Voi sapete che quando si è piccirilli il ruolo di portiere èquasi un'offesa, ma per me no, io ci tenevo a giocare in porta. Io ero unobravo, ma non tanto a giocare in porta, quanto a fare i pali con i cappotti.
Io andavo sempre in giro con addosso due cappotti, uno per il palo di destrae uno per quello di sinistra. Per evitare di sciuparli portavo anche unpaio di attaccapanni.
Il problema è che a Napoli c'è sempre o' sole e io con questidue cappotti mi facevo delle gran sudate, per questo sotto, invece delladivisa da calciatore, stavo direttamente in tanga.
Questo passaggio repentino dal caldo al fresco mi ha procurato decine edecine di polmoniti e raffreddori, tanto che su centotrenta partite di campionatod'o' Vicolo, ne giocavo sì e no due.
E in queste due venivo sostituito nel primo minuto, perché regolarmentemi facevo autogol su rinvio, data la scarsa confidenza con l'uso delle miegambe, che il lettore ben conosce. Purtroppo però i supporter dellamia squadra non accettavano le scuse e prendevano a rincorrermi con deiforconi.
Mi ricordo come se fosse oggi che dopo un'autorete dovetti correre per tregiorni e tre notti, fino a quando non entrai da Peppino o' pizzaiolo.
Lì mi nascosi in una vasca di mozzarella per trentasei ore ininterrotte,mi tirarono fuori che ero cagliato, ma ormai sano e salvo.
Da quel giorno mi venne proibito di giocare al calcio int'o' Vicolo e ionon venni mai a sapere il perché.
Comunque non mi sposai una seconda volta.

Scritto in collaborazione con MarcoPosani e Massimo Venier

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