25/03/2007
La bella e la brutta


Chiunque abbia affrontato la scuoladell'obbligo, che adesso con la riforma Berlinguer non si capisce quandoinizia e quando finisce, sa che lì, tra i banchi, succede qualcosadi molto particolare su prima e seconda volta. Accade quando c'èil compito in classe d'italiano, il tema o come diavolo lo si definisceoggi. Il momento magico è annidato in quella terra di nessuno chesta tra la prima stesura in brutta e la ricopiatura in bella copia. Perchéla bella è come una seconda volta inconscia della brutta. Funzionacosì. Sentito il titolo o la traccia si impreca perché nonè mai quello su cui si è preparati. Poi ci si mette di buzzobuono, si copia il copiabile, si consultano gli opinion leader della classe.Se necessario si organizzano incontri tra delegazioni in bagno. Alla finesi butta giù un testo, si lima, si corregge fino a ridurre il foglioin un geroglifico incomprensibile come gli schemi di penetrazione a centrocampodel Trap. A un certo punto si dice basta. Una rilettura di quello che siè scritto e ci si può anche scoprire soddisfatti. Bene. Adessosi tratta solo di ricopiarlo in bella. Ma non è vero. In realtàtra la brutta e la bella c'è un abisso. La brutta e la bella di untema sono molto piùlontane fra loro che la Bella e la Bestia. Perchésuccede che la brutta rimane là, abbandonata sul banco e la bellasi palesa per quella che è: una seconda volta che la vita ci mettegenerosamente davanti per porre rimedio e cambiare qualcosa. Piùdi qualcosa. Nella trascrizione la scrittura cambia, diventa piùistintiva, il linguaggio piùvicino al vero. Esempio per tutti, ilclassico tema: I personaggi dei Promessi Sposi e i loro diversi caratteri,specchio dei tempi. Svolgimento.

In brutta. Il personaggio di DonAbbondio è tra i piùsignificativi di quelli tracciati dalManzoni. Lo scrittore lo definisce come un vaso di coccio tra vasi di ferro.Don Abbondio è sempre timoroso e titubante, si fa intimorire daiBravi, i soldati di Don Rodrigo, e non riesce a opporsi. Sta in silenzio.Manzoni ci fa vedere attraverso Don Abbondio la fragilità umana difronte al potere.

In bella. Il personaggio di Don Abbondioè tra i piùsignificativi di quelli tracciati dal Manzoni.Lo scrittore lo definisce come un vaso di coccio tra vasi di ferro. Ma diciamola verità, Don Abbondio è un semplice coglione che non hamai preso in considerazione la possibilità di abbonarsi ad una buonaagenzia di servizi di sicurezza. Vai in discoteca, recluti un po' di buttafuori,convochi una baby gang e con loro, non da solo, cretino, vai all'incontrocon i Bravi di Don Rodrigo. A muso duro. “Chi cazzo sei tu, Bravo?Una berlinetta della Fiat? Sparisci sennò ti rigo la carrozzeria,ti riduco a una city car”. Questo deve dirci il Don Abbondio. Se ciha le palle. Come quella volta davanti al Cocoricò che gli abbiamospaccato il culo a mazzate a tutti e quindici perché uno di loroci aveva detto “Tu alla mia ragazza non ci devi neanche provare a pensare”.A pensare. Capito. Altro che questo matrimonio non s'ha da fare. Questodovrebbe scrivere il Manzoni se vuole che noi lo leggessimo oggi nell'attualitàdel tempo.

Perché nel tema d'italianola seconda volta è la stesura definitiva. Fa quello per cui èpagata. Stende definitivamente.

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