25/03/2007
Pubblicità-verità


E se dicessi: di verità? Che parolona, direste voi. La verità ci fa male, lo so. Passerei per un'esaltata megalomane o una sadomaso. La verità è quella cosa che si cerca sempre e non si trova mai, però nel frattempo si dà fastidio agli altri. Al cinema, per esempio, come confessare il proprio amore morboso per le storie che finiscono male (cioè quelle vere) senza incorrere nel linciaggio dei buonisti? Perciò ho pensato di limitarmi a un campo frivolo e marginale: quello della pubblicità. Di investire i miei desideri in questo modesto obiettivo: lo spot veritiero.
Esempio: automobile, oggetto femmina. Target: il maschio italiano. Negli attuali spot ci sono grandi spazi incontaminati (creati al computer), maschi dalla mascella dura alle prese con la natura selvaggia, inseguimenti e belle donne pericolose... ma quando mai? Nella p.v. (pubblicità-verità) ci sarebbero invece le code per il rientro della domenica sera, i premi assicurativi allucinanti, i carrozzieri ladri, gli autogrill odorosi di benzina. Con questo messaggio di sottofondo: sei sessualmente frustrato? non fai l'amore con tua moglie da anni, hai messo su pancia e le ragazzine non ti guardano neanche di striscio? Comprati questa macchina, che è molto meglio di qualunque donna, comprese le prostitute slave. Docile, muta, pronta a sfidare la morte sull'autostrada con te, non ti abbandonerà mai, fino al prossimo tagliando. E se tua moglie ti sbatte fuori di casa puoi anche viverci dentro, c'è perfino la presa per il rasoio.
Esempio n.2: biscotti, oggetto della libido femminile. Target: la donna italiana. Attuale pubblicità: famiglie felici, grandi appartamenti luminosi e ariosi, donne snelle e sorridenti come replicanti, uomini virtuali, premurosi e con l'alito fresco.

La p.v. partirebbe invece da situazioni umanissime, tipo casalinga con l'esaurimento, figura paterna latitante, figli succhiasoldi, condominio semicentrale con vista su un parcheggio. E sussurrerebbe all'orecchio del target: alle tre del pomeriggio ti viene una fame nervosa irresistibile anche se ti sei abbuffata a mezzogiorno? di notte ti svegli angosciata perché il tuo matrimonio è una galera, la tua vita un fallimento e i tuoi figli degli estranei che ti trattano come una serva? Guarda che il gas puzza e i coltelli fanno male, da' retta a noi: scegli una morte dolce, datti ai carboidrati!
E che dire di Internet e i cellulari, la new economy? multirazziale e multiculturale, androgina e poligamica come Benetton, ma rigorosamente monolinguistica (english, please). Non ne avete abbastanza anche voi di quelle voci suadenti che vi invitano, in inglese, a essere liberi, spaziare, superare i confini del vostro mondo ecc...? Ma cosa vogliamo superare, in questo globo sovraffollato dove la taiga siberiana è ormai piùinquinata della periferia di Milano? Non sarebbe meglio essere franchi e dire: ehi, visto che con tua moglie/marito comunichi a monosillabi e i figli ti snobbano, mettiti almeno a chattare con gli sconosciuti, e quando ti senti veramente solo comprati due cellulari e chiamati! Mandati dei messaggi! Delle mail affettuose e carine! Insomma comunica! Vorrai mica portarti nella tomba lo stipendio! Spendilo! Tu, donna: la sera, dopo aver fatto i tuoi tre o quattro lavori (impiegata, colf, infermiera, ripetizioni al bambino svogliato) hai troppo male ai piedi per uscire, inoltre ormai i negozi sono chiusi? Fai una botta di vita, fai shopping in Internet, clicca clicca clicca! Paghi di più, la roba ti arriva dopo e magari è anche scaduta, ma vuoi mettere il ritorno di immagine quando dici: Ho fatto la spesa in Internet?

Insomma, un nuovo, partecipe e commosso sguardo sull'umanità comune, come il neorealismo del dopoguerra. Potremmo definirlo il post-consumismo dell'epoca in cui si è ormai capito che le guerre non finiscono mai.
E a proposito di cinema, un altro modesto desiderio: la creazione di sale separate per cinefili e telefili. Nelle prime, sicuramente molto piùpiccole, verrebbe relegata quella striminzita audience che ama vedere un film in rigoroso silenzio. Si eviterebbe così che i cinefili, specie in via di estinzione, infastidiscano i telefili facendo ‘ssh!' mentre questi ultimi commentano i film ad altissima voce, telefonano, mangiano e fanno tutte quelle altre cose che fanno anche di solito a casa loro, davanti alla tv.
E il cinema interattivo? Per esempio un serial killer o un assassino di massa che esce dallo schermo e si scatena nella sala piena di commentatori indefessi e mangiatori di pop corn? Pensiero stupendo... Ma ci arriveremo, vedrete.

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