
Odiare e amare al tempo stesso. Credo sia abbastanza comune. La questione,
se uno vuole essere preciso, sta nella definizione che diamo alle parole, odio
e amore.
Facciamo un gioco, provo a darne due possibili visioni.
Prima. L'amore è possibile solo a chi capisce il senso della vita, perché
nasce come esigenza naturale una volta raggiunta la sovrabbondanza esistenziale.
L'amore dunque non è, in questo senso, emozione, spasmo dell'anima...
ma grandiosamente e solo un gesto di saggezza. Ogni aberrazione poetico romantica
ne sarebbe solo l'ombra, sarebbe solo la traduzione, l'abbassamento di questo
grande momento dell'anima, a infantilismi di varia natura. L'odio, dunque, sarebbe
un sentimento possibile solo agli infantili, a quelli che non sono riusciti
nel gioco della vita. La natura ricrea se stessa ogni istante, e questo è
amore. Nulla della vita odia, solo se non si è "vita", nasce
la rabbia. Gli animali sono oggetto dell'amore di chi li ha creati, e non sono
liberi di sottrarsi alla loro perfezione. L'uomo soffre e odia perché,
potendo scegliere, sceglie male.
Seconda. Amore è... beh in questo versante non credo ci sia bisogno
di dire nulla. Amore è quello che dell'amore conosci, è quello
di cui son fatte le poesie e le canzoni... è tutto quello che appena
detto è subito troppo piccolo, per contenere se stesso.
Credo che Catullo fosse concentrato in una visione più simile alla seconda.
Alla fine è una questione di scelta: che senso hanno le parole Odio e
Amore per te?
Io ho provato dolore e gioia che non so spiegare, ma sempre ho notato che ero
solo. Intendo dire che ogni qualvolta ho provato sentimenti di odio o amore
per qualcuno, questo era un estraneo. Obbiettivamente devo riconoscere che ho
sempre amato una parte di me che proiettavo in lei, e odiavo puntualmente allo
stesso modo. Anche nel sesso, gridando "...Mio Dio!" nel momento dell'amplesso,
non posso negare a me stesso la sincera verità: lei era solo un mezzo
per raggiungere qualcosa la cui grandezza ancora oggi fatico a contenere.
Amare l'altro, è sempre stata una esigenza interiore che nasceva dal
bisogno di essere a mia volta amato. Mi abbeveravo di quei "anch' io ti
amo", come fossero la prova della mia esistenza. Innalzavo il sentimento
dell'odio, fino a farlo diventare dramma da spettacolarizzare, fino al parossismo.
Poi ho cominciato a capire cose che mi hanno dato una serena e lucida visione
di alcuni dettagli non irrilevanti. Se quello che provavo nasceva dai presupposti
sopra esposti, era sbagliato il mio modo di vedere gli altri. Tutti fanno quello
che possono per essere amati, e nessuno cambia se stesso in base all'odio di
qualcuno, anzi si rinforza proprio nel punto di contrasto.
La miseria degli uomini che non hanno la verità della loro vita è
grande. Uscire da quel recinto di finzione è l'unico sentimento di amore
che riesco a provare. Capire chi sono e come sono. Amarmi per imparare a ridere
di chi odia e per provare tenerezza per chi cerca, maldestro, se stesso negli
altri attraverso l'amore.
Ma soprattutto, amarmi per imparare finalmente ad amare.
So che scrivere questo, in un diario di scuola, può sembrare fuori luogo.
Quando avevo 16 anni scrissi sul mio: "Se amare è un'arte, io sono
Giotto". Bella cazzata.
Dovrebbe imbarazzarmi sputtanarmi in questo modo, ma in realtà provo
tenerezza. Da piccolo ti senti portato, devoto al sesso e all'amore. Solo dopo
capisci che, come per tutte le cose grandi, ci vuole tempo per capirle. L'unico
motivo per cui ne parlavo, o per cui scopavo, era perché lo facevano
tutti. Ma giuro: non ci capivo un cazzo. Solo una gran confusione. Mi perdevo
in emozioni straordinarie. Poi, guardando la fine che facevano gli adulti che
prima di me si erano affogati in quella stessa confusione, mi rendevo conto
che forse non era vero quello che dicevano tutti. Se l'amore fosse un istinto
"per tutti", il mondo sarebbe pieno di persone che amano, felici e
beate. Invece pare abbastanza ovvio che l'ambivalenza delle passioni sia solo
una terribile illusione ottica.
Può essere vero amore ciò che condivide le radici con il suo contrario
(l'odio)?
Solo chi sa odiare, sa amare?
Chi ha ragione?
Chi ha sentimento?
Chi ha se stesso?
Con amore,
Andrea


