
A scuola si va per imparare, per conoscere, per educarsi. Leducazione alla pace dovrebbe diventare materia obbligatoria in ogni scuola. Oggi, gli alunni della scuola sono arrivati tutti nellarco di unora, chi sdraiato sui sedili posteriori di taxi gialli sgangherati, chi su un autobus requisito. Ventitré bambini, tra i dieci e i dodici anni, tutta la classe.
Odio la guerra.
Perché è la cosa più sporca e crudele prodotta da una specie
che arrogantemente si autodefinisce homo sapiens.
Ma
che cosa cè di sapiente nelluccidere, nel mutilare, nel distruggere
tutto?
I signori
della guerra, e i loro portavoce, ci hanno raccontato bugie per mesi, una dietro
laltra, per nascondere la verità.
"LAfghanistan liberato dai Talebani": chi aveva aiutato i Talebani ad occupare lAfghanistan? "Conosciamo il rifugio di Osama: è circondato": circondato lo sarà anche, ma dovè? "Assalto finale alla roccaforte di Mullah Omar": è ancora in corso? "Nella Kabul liberata le donne gettano il burqa": sono stato sfigato, me le sono perse tutte.
La bella favola
della guerra: come è bella la guerra, come fa bene la guerra.
Ci stanno mentendo su tutto, sulle ragioni della guerra, sulla realtà
della guerra.
"Guerra al terrorismo": valorosi combattenti, premendo un pulsante
a trentacinquemila piedi di altezza, hanno sganciato bombe da sette tonnellate
sui villaggi. Hanno sconfitto il terrorismo? No, hanno ucciso esseri umani,
perlopiù contadini e pastori con le loro famiglie, spesso polverizzati
insieme con le loro case.
Ce lhanno raccontato tutto questo, ce lhanno fatto vedere in televisione?
No.
Le operazioni militari hanno ucciso migliaia di civili in Afghanistan.
Quanti?
Le loro vite sembrano valere talmente poco, che quasi nessuno si è preoccupato
di contarli. Già è molto se qualcuno li ha seppelliti. Un giornalista
americano ne ha documentati tremilaottocento, ancora due mesi fa. Cinquemila
civili morti in Afghanistan è probabilmente una cifra veritiera.
Cinquemila
esseri umani uccisi, che non hanno reso alcuna giustizia alle tremila vite stroncate
dal terrore a New York, hanno solo ingrossato le fila dei milioni di civili
morti per la guerra, nellepoca che chiamiamo il dopoguerra.
Non hanno
avuto, le vittime afgane, il privilegio di "morire da protagoniste",
il mondo non le ha piante, non un capo di Stato ha deposto una corona, né
cè stata alcuna veglia.
È
un altro crimine atroce, che il mondo non abbia pianto anche per loro. Il mondo
la pomposa e roboante "comunità internazionale" - non
ha ancora capito che una vita umana è uguale a unaltra, che un
pompiere di New York non è diverso da chi cerca di estrarre i corpi dai
villaggi afgani bombardati.
Il mondo
che si commuove e si indigna a senso unico - rispettoso e servile con i ricchi
e i potenti, indifferente e sprezzante verso i più diseredati - non ha
speso una parola per quelle cinquemila vittime, neppure da morti sono stati
rispettati.
Nessuno ha
detto "basta!", smettiamo di uccidere, di massacrarci a vicenda per
danaro o per potere, per dio o per la patria, basta: non ammazzare.
No, a meno
di un mese dal massacro di New York ne è stato provocato un altro: chi
ha provocato luno e chi laltro, è del tutto indifferente
per gli ottomila cadaveri, molti senza volto e senza nome. Loro sono morti:
questa è la verità della guerra, il solo contenuto della guerra.
Il resto,
chi vince e chi perde e chi sarà al governo e che alleanze avrà,
è solo uno sporco intrigo che interessa politici e finanzieri, multinazionali
del petrolio, degli armamenti e del narcotraffico. Oltre, beninteso, a terroristi
vari, che abbiano il turbante o il doppiopetto.
Uno solo
degli alunni manca allappello e non se ne conosce neppure il nome. Non
ha potuto viaggiare con i compagni perché è stato fatto a pezzi
dal razzo esploso nella scuola di Sirobi, sulla strada tra Kabul e Jalalabad.
I ventitre
compagni feriti, quattro o cinque in modo lieve, sono tutti nellospedale
di EMERGENCY a Kabul, una classe in ospedale.
Due sale
operatorie funzionano senza sosta per ventiquattro ore, ad aggiustare gli intestini
degli alunni sforacchiati dalle schegge metalliche della "civiltà".
Odio
la guerra, perché in guerra i bambini vengono uccisi anche a scuola.
Kabul, marzo 2002.


