
25/03/2007
Abbiamo dentro la neve del mondo
Piccoli fiocchi accesi nella notte, scintille che vengono giù lanciando
un loro messaggio luminoso nel buio. Sono le parole. Cadono, e ricoprono come
un manto palazzi, vie, semafori: tutto quello che ha un nome e di cui si può
parlare. E noi del mondo tratteniamo solo quel velo, quelle forme disegnate.
Mentre le cose prima o poi si usurano o cambiano proprietario, le parole rimangono
con noi finché siamo capaci di pensare, così sarà bene
rispettarle e tenercele care: le parole sono tutto quello che abbiamo. Sono
anche tutto quello che possiamo ancora avere: basta accostarle, scostarle, scambiarle
per schiudere spiragli sull'infinità delle loro combinazioni. Si
tratta di un infinito sorprendentemente personale: ogni parola è una
scelta, il primo passo di un bivio. Ogni frase è fatta di più
passi, ed è una strada. Ogni libro ci porta di frase in frase, ed è
un viaggio. E chi può contare tutti i viaggi possibili?
Ma sarebbe triste se i percorsi delle parole fossero solo fughe in avanti: ci
sono modi per far sì che lungo il cammino degli anni ci capiti, qui e
là , l'occasione di rincontrare noi stessi. Il più sicuro
è fare amicizia con i libri appena possibile.
Se cominciamo a leggere da giovani, pur lasciandoci influenzare dagli scrittori,
possiamo contaminare la fantasia delle loro storie con la nostra: siamo costretti
a farlo per capire personaggi e situazioni, per supplire con l'immaginazione
alla poca esperienza del mondo. Il bello è che poi, quando col tempo
le esperienze arriveranno davvero, saranno arricchite da quei barlumi di fantastico
che noi stessi avevamo donato alle parole lette una volta. Insomma: avremo più
probabilità di ritrovare noi stessi e la personalissima magia della nostra
gioventù nei libri che leggeremo da adulti. E se la semplice successione
di caratteri stampati di un libro è uguale per tutti, quel tocco di fantastico
è invece fortemente nostro, ci racconta di noi, ci dice di più
su come eravamo, moltiplica le strette di mano o i rimbrotti che possiamo darci
nel tempo.
Le parole che decidiamo di usare per comunicare con gli altri o per organizzare
pensieri, ricordi ed emozioni contengono così tanto di noi perché
sulle parole esercitiamo continuamente le nostre facoltà di scelta. E
proprio la presenza di mille e mille mondi personali dietro il velo delle parole
rende tanto più miracolosa quell'impressione che a volte proviamo,
quella di leggere frasi che bruciano silenziosamente dall'urgenza di dirci
qualcosa. Sembrano rivolgersi a noi, proprio a noi, e volerci parlare della
nostra vita. Chiedono di accompagnarci. C'incamminiamo insieme a loro
sotto la nevicata e i nostri passi suonano sempre meno pesanti, finché
le inseguiamo staccandoci da terra e vediamo le cose rimpicciolirsi lontane.
Poi passiamo attraverso una superficie trasparente e ci rendiamo conto di aver
trascorso questi minuti in una palla di vetro, sì, di quelle con la neve
finta.
Ecco, questo non è il mondo, ma un mondo: è solo uno scritto che
finisce così, chiudendosi e scintillando grazie alle parole, sottili
e grate visitatrici dell'universo interiore di ognuno di noi.
