
25/03/2007
Un altro mondo è... necessario
Mi capita spesso, ripensando a insegnamenti ascoltati in altre epoche della
mia vita, di non saper più distinguere il vero dal falso.
Quando ero bambino, durante la cena domenicale comparivano nel mio piatto i
tanto detestati asparagi; prima ancora che io tentassi una, seppur minima, resistenza,
la nonna, con faccia seria e con voce decisa, ripeteva: "Non si deve avanzare
nulla, pensa alle tante persone che muoiono di fame". Io, allora, con grande
attenzione, ripulivo il piatto mentre immaginavo bambini con la pelle nera che
morivano di fame.
Qualche anno dopo, durante un telegiornale, apparvero le immagini di altri bambini,
la loro pelle era bianca e avevano un'enorme pancia, piena di cibo, dalla quale
debordavano tutt'intorno rotoli di grasso. Il giornalista spiegava che erano
diverse migliaia negli USA i bambini obesi che necessitavano di cure dimagranti;
contemporaneamente sotto le immagini scorrevano delle parole: "Ogni cinque
secondi un bambino muore di fame".
Cominciai a chiedermi se non fosse più utile spostare qualche rotolino
di grasso da una pancia all'altra piuttosto che sforzarmi di trangugiare gli
asparagi. Con il computer tutto è più semplice, basta premere
taglia e incolla. Chi mi sa dire dove sta il tasto da schiacciare per spostare
i rotoli di grasso?
Quando ero adolescente, durante una gita in montagna con gli scout, feci un
disperato tentativo di prolungare una pausa prima di affrontare gli ultimi 1.500
metri di dislivello. Con aria da ispirato intellettuale, nascondendo il sudore
e la fatica che usciva da ogni poro delle mie povere membra, chiesi a Roberto,
il giovane capo, allora venticinquenne, che ci accompagnava: "Come ti comporti
di fronte a un fatto importante del quale non capisci le ragioni?" Lo stratagemma
funzionò, il suo ego era stato stimolato al punto giusto: "Di fronte
a un fatto del quale ti sfuggono le ragioni devi sempre chiederti: ‘A
chi serve?' Io - mi spiegava Roberto - mi sono posto questa domanda qualche
anno fa, nel 1969, di fronte ai mass media e alla polizia che accusavano un
gruppo di anarchici di essere i responsabili della Strage di piazza Fontana
a Milano. ‘A chi serviva?' la mia risposta risultò, nel tempo,
quella corretta: i responsabili erano da ricercarsi tra alcuni gruppi di estrema
destra protetti e sostenuti da settori dei Servizi Segreti". Allora non
vi prestai troppa attenzione, l'importante era riprendere fiato prima della
salita. Ma oggi mi chiedo se il metodo suggerito da Roberto non possa essermi
utile di fronte ai tanti fatti dei quali è difficile comprendere le ragioni:
le tante guerre dimenticate in Africa, la guerra in Afghanistan, la crisi irachena...
Continuo a domandarmi: "A chi serve? Chi ne trae vantaggio?" Non vi
pare che sia un esercizio interessante? E che ogni tanto vi sia il rischio di
azzeccare la risposta giusta?
Qualche anno fa, ormai medico, mentre lavoravo in giro per il mondo con la Lila,
la Lega Italiana per la Lotta contro l'AIDS, imparai che l'obiettivo degli interventi
umanitari e della prevenzione era quello di evitare il diffondersi di malattie
gravi e mortali. Recentemente ho scoperto che la scienza progredisce con grande
velocità e che in pochi anni ha scoperto due nuovi efficaci strumenti
preventivi. Ora non solo esiste la guerra umanitaria: basta alternare il lancio
di bombe con quello di qualche pacco di cibo, poi si sta a vedere, a chi tocca,
tocca; ma esiste anche la guerra preventiva: basta scaricare, in solo quarantotto
ore, su una popolazione qualche migliaio di bombe. Il risultato umanitario e
preventivo è assicurato: si evita che quelle povere popolazioni possano,
un giorno, morire di fame o di gravi malattie. Chi avvisa Zanichelli di aggiornare
il suo dizionario?
