M'ama o non m'ama? Un interrogativo che è più di
un interrogativo perché è la madre di tutti gli interrogativi.
Desiderio e incertezza vi si mescolano in un cocktail alcolico. S'intrecciano,
si alleano - carogne - contro di me, si rafforzano a vicenda, fermentano
e ribollono, salgono di temperatura fino a cuocermi i neuroni mentre sono lì che
m'interrogo. Peggio di un Negroni a digiuno. M'ama, non m'ama?
Un interrogativo che mi fa straparlare, come un Negroni a digiuno: tormento
me stesso e chiunque mi passi vicino. Un interrogativo che mi lascia muto durante
le interrogazioni: cosa me ne frega di matematica quando passo i giorni, i
pomeriggi, le mattine e le notti a chiedermi se lei m'ama o non m'ama?
Ma esaminiamo gli ingredienti del micidiale cocktail che mi shakera l'anima:
desiderio e incertezza.
Desiderio uguale voglia, passione, aspirazione, sogno e bisogno - che
non è un sogno in due tempi con in mezzo l'alzarsi un po' storditi
per andare in bagno - ma è necessità (di lei), urgenza (subito),
emergenza (sennò muoio, chiamate la Protezione Civile), occorrenza (mi
occorre) e stimolo (anche di andare in bagno, tanto penso a lei anche e soprattutto
quando sono in bagno). Desiderio uguale anelito (la voglio), ormone scatenato
(anche il mio corpo la vuole), struggimento (siamo in due su due a volerla,
abbiamo la maggioranza assoluta, datecela), smania (harf, harf), ansia (che
tormento), tormento (che ansia), febbre (brucio d'amore), languore (mi
sto illanguidendo), languorino (ho un buco nello stomaco e nel cuore), fame
(di lei) o assenza di fame, stomaco chiuso perché lei non c'è.
E allora è incertezza.
Incertezza uguale smarrimento (senza di lei son perduto e pensando solo a lei
ho perso tre volte le chiavi di casa), esser combattuto (è una battaglia
e io la perderò, chi se ne frega della battaglia - son pacifista - ma
perderò lei e allora faccio una strage), combattuto e diviso (senza
di lei mi manca una parte di me, son come un ombrello senza manico), insicurezza
(esistenziale), marasma (intestinale), difficoltà ad alzarsi ogni mattina
perché che m'alzo a fare se certezza non v'è che
ella m'ami. Sono nell'incertezza e allora spetalo fiori, leggo
rubriche di consigli amorosi, nomino consulenti sentimentali che rimuovo se
non sono in completo accordo con me, consulto oroscopi. Perché son sospeso,
provvisorio, mutabile (spesso muto o spesso parlo troppo, vedi sopra), precario
(un co.co.co. dell'amore) e provvisorio perché senza di lei tutto
il mondo è provvisorio, solo se lei dicesse di amarmi il globo diverrebbe
definitivo. Sono variabile e instabile, come le condizioni meteo sul golfo
di Biscaglia, ho dentro l'anticiclone e il ciclone, in bicicletta pedalo
nervoso. Mi sento imperfetto e difettoso, ho dei brufoli a cratere che eruttano
sempre al momento sbagliato, quand'ella par che mi guardi. O forse guarda
affranta lo spettacolo del pus lavico? Sono malfermo e vacillante, dubito,
son insicuro e impacciato, goffo e gaglioffo (erutto il mio tormento - l'ho
già detto che sono tormentato - su mio fratello minore). Mi sfogo. Ma
poi son fioco, debole (a volte invece belo, come pecora smarrita nel Supramonte),
tremante, bigio (ma non la scuola perché è là che la vedo;
il nostro è un amore scolastico), crepuscolare e contraddittorio. Fluttuante
(fluttuo tra il m'ama = gioia e il non m'ama = depressione nera).
Sono perplesso, esitante, titubante, tentennante, oscillante e a volte ondeggiante
perché mi stordisco con un Negroni e non lo reggo bene. Sono Amletico?
Forse sì perché ci ho il dubbio: "Ma io, quella là,
io l'amo o non l'amo?"
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