25/03/2007
La Luna quella notte era più grande della Terra
Aveva divorato tutto: parole d'amore e di odio, preghiere, struggenti
momenti di pace e pericolosi silenzi di guerra. Corpi e respiri aveva succhiato
dalle finestre delle case e mangiato le ombre dagli angoli bui delle strade,
rubato frasi d'amore spezzate da fischi di bestemmie di fuoco, accordi
di chitarre che uscivano dalle osterie per mescolarsi all'abbaio di cani
più grossi dei lupi di montagna. Tra lontani tocchi di campane suonate
da nessuno, i pochi uomini che circolavano ancora per le strade vedevano la
loro ombra allungarsi e muoversi anche quando impauriti si fermavano per farsi
superare. In quella notte dove ci si sentiva inseguiti anche a letto, nascosti
sotto le più pesanti coperte, si capì che aveva vinto la luna,
che non c'era rifugio o angolo o grotta per nascondersi o sogno di labbra
dove rifugiarsi. Era una di quelle poche notti di luna piena dove gli innamorati,
invece di ascoltare il suo silenzio e la sua musica argentata, le chiedevano
nervosi di parlare, di spiegarsi, di invadere il loro destino per sapere quali
strade avrebbe preso il loro amore. Se doveva camminare sul filo delle spade
che lo avrebbero diviso o se si fosse dolcemente sdraiato su quella nuvola
rosa, di prima mattina, là dove spunta il sole.
Dentro un velo di una nuvola incerta, Sidonia la "cantrice" lancia
la sua profezia, annuncia l'amore disperato e senza futuro di Tosca.
Il suo canto rimbalza tra i tetti di Roma e le piazze vuote, entra dai finestroni
delle chiese e, illuminandolo senza pietà, si ferma sul cuore doloroso
di un Gesù crocifisso.
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