
25/03/2007
La mela grattugiata
"
Mama, non m'ama!", sussurrò mentre fissava le stelline in
brodo ammassate nel cucchiaio: potevano essere più di cento. Aveva un
groppo in gola..
"
Mama, non m'ama!", ripetè un poco più forte. "Mangia
che diventa fredda". Non sentiva. Colpa di quel mix di olio e burro che
friggeva: gli stava facendo la fettina.
"
Mama, non m'ama!", gridò sottovoce, disperato. "Devi
mangiare, sei sciupato", continuò lei, indifferente o soltanto
sorda. Quando fece per cambiargli il piatto, la inchiodò con un altro "mama,
non m'ama". Lei fece finta di niente. "Dai che ti fa bene
un po' di carne". Ma come avrebbe potuto, quella fettina, curargli
il mal d'amore, farlo sentire meno disperato, dargli forza? Quando arrivarono
i fagiolini al pomodoro, Filiberto si alzò e, guardandola negli occhi,
proclamò tombale: "Mama, non m'ama!". Lei in risposta
disse "pazienza". Ma come pazienza: aveva scoperto ancora una volta
di non essere amato e avrebbe dovuto portare pazienza?
Riuscì a singhiozzare solo "mama" prima di essere interrotto
dalla solita sentenza: "non era adatta". Ma adatta a che e a chi?,
si chiese lui, mentre trangugiava. Per la mama, nessuna era adatta: una era
troppo bella, quell'altra nervosa e le altre chi disoccupate, chi con
i grilli in testa, chi malaticce, chi fru-fru. Vedendolo così distrutto,
lei sparò la sua migliore cartuccia: "Te la grattugio la mela?".
Filiberto barcollò, colpito e quasi affondato. "Su, che ti piace
tanto la mela grattugiata". Era vero, ma se ne vergognava un po'.
Come si vergognava di essere stato allattato fino a cinque anni. O della sua
abitudine, coltivata fino ai dodici, di avvicinarsi a lei supplicando "tettina" e
schioccando inequivocabilmente le labbra. O dell'altra, abbandonata più o
meno a quell'età, di chiamarla, ancora seduto sul vaso, immerso
nella più familiare delle puzze, per farla venire a pulirgli il culetto.
"
Allora la vuoi?", gli ridomandò provocante. Sentiva di essere
a una svolta della vita. Guardò il coltello, poi i fagiolini rimasti
ammassati, il coltello, il grasso della fettina in disparte e ancora il coltello.
E lo afferrò. La mama era in fondo alla cucina. Lei lo vide avvicinarsi
col coltello in mano e riuscì a dire solo "Filiberto". Arrivatole
a due passi, Filiberto bofonchiò: "Te la sbuccio io la mela!".
E scoppiò a piangere, cominciando a schioccare le labbra. Ogni
cucchiaino di mela lo rendeva meno infelice. Anche se le donne finivano per
lasciarlo, c'era sempre lei a casa ad aspettarlo. "Mami, tu m'ami?" le
chiese. Quando se lo strinse al petto era un po' imbarazzata, ma anche
tanto serena. Era riuscita a vincere un'altra battaglia. Sebbene avesse
compiuto quarant'anni da un pezzo, Filiberto continuava ad essere il
suo bambino.
