
25/03/2007
La vita c'è
Il romagnolo è uno pratico, non è che sta lì a sfogliare
la margherita. Tempo perso. Neanche stare a chiedersi se m'ama o non m'ama.
Tutte patacate che ti stracciano anche un po' i maroni. L'importante è andare
forte, amare, fare casino, vivere, spurgare. Come Valentino Rossi quando apre
il gigler del gas che la moto va via come un siluro e lui però la tiene
giù con il culo.
Il mio amico Alfredo Antonares (che è un marocchino di quelli venuti dal
Marocco) dice che "Il romagnolo è quell'italiano esorbitante che
si diverte a eccedere ed esagerare, a sentire che il bello è sempre al
di là dei limiti previsti." E l'imprevisto non accade se non te l'aspetti.
Aspettare qualcosa, tendere alla cima. Questo ti fa grande. Come il mitico, dolce,
povero Pantani. Il discorso è che non si può stare da soli, sennò la
cremagliera dei nevroni si ingrippa. Il romagnolo è un animale da comitiva.
Come dice sempre Antonaros "Un romagnolo fa del casino, due romagnoli un
circolo, tre romagnoli una sezione di partito, quattro fanno una briscola. In
cinque fondano un partito o si mettono a ballare."
Il romagnolo è uno semplice, qualcheduno direbbe un pataca, composto con
un mischione svariegato di malinconia e contentezza. La malinconia è quella
roba che ti prende nel mastigotto quando senti che ti manca un robo che non lo
sai neanche te cos'è. Uguale a quell'accordo in minore, semplice, che
attacca la strofa di "Romagna mia". Semplice come la contentezza di
quando poi dopo il ritornello passa in maggiore. Perché la vita c'è.
E, per fortuna, la mamma dei pataca è sempre incinta.
E se qualche pataca vuole cosare di scrivermi a paolocevoli@paolocevoli.com magari
facciamo un circolo. O sennò andiamo a ballare.
