
25/03/2007
M'ama o non m'ama/ fa rima con mamma
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M'ama o non m'ama" è un'interrogazione, indica
un'incertezza, rivela un dubbio. O è un gioco? Sempre meglio,
comunque, dello straziante "né con te né senza di te".
La prima indica un "prima" che tende al "durante";
il secondo è un "durante" che inclina al "dopo".
In Italia le ragazze dovrebbero stare attente al "m'ama o non m'ama" di
certi corteggiatori. Specialmente in Veneto si pronuncia come se fosse "mamma
o non mamma". Suocera incombe.
Secondo i cinici è significativo che per la festa degli innamorati sia
stato scelto il 14 febbraio, data in cui Valentino, medico diventato prete
e poi martire, fu decapitato a Roma nel 268 o nel 270 d.C.
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M'ama o non m'ama", in fondo, segue la logica bifida del
computer, 'sto cretino ad alta velocità: sì o no, bianco
o nero, umido o secco. Nella realtà dei sentimenti tra l'uno e
l'altro esistono tanti passaggi, tante sfumature.. sfogliate un dizionario
dei sinonimi: amore, amicizia, affetto, affezione, affettuosità, attaccamento,
innamoramento, devozione, inclinazione, simpatia, benevolenza, amorevolezza,
tenerezza, dimestichezza, diletto, predilezione. Passione, no: tranne rari
casi, non la si nasconde e si presta poco a interpretazioni.
L'amore ha la sua geografia, una sua topografia. Dipende anche dall'ambiente.
Nell'800 un certo padre Giuliani raccontava come un contadino di fuor
di Firenze, dicendogli lui che certe pianticelle in terreno umido non piglierebbero,
rispondesse: "Che? quando avranno un poco amoreggiato la terra, le verranno
su. Anco le piante vogliono i lochi; e se non ci si abbada, sdilinguiscono." (Nicolò Tommaseo).
Leggetelo in metafora, passate dalle piante agli umani e rifletteteci.
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Vitalità dell'amore: non si può sparlare senza ingiustizia
di un sentimento che è sopravvissuto al romanticismo e al bidet." (Emile
Cioran)
in amore, si sa, i francesi sono più bravi di noi. Almeno a parole.
Ignoro se sia un neologismo recente, ma in francese si chiamano "valentines" i
messaggi in SMS (Je t'M, innumerevoli), le cartoline (non frequenti),
i biglietti (pochi), le lettere (rare) che gli innamorati si scambiano il 14
febbraio e dintorni.
Che cos'è una lettera d'amore? Che cosa indica? Non sei
qui, e ti penso. Implica una distanza, un'assenza. Si desidera qualcosa
che ci manca, qualcuno che non c'è. Non si sa, o ci si dimentica,
che "desiderare" viene da un verbo latino che letteralmente significava "cessare
di contemplare le stelle (sidus, sideris) a scopo augurale.". desiderare è,
dunque, cessare di vedere. Anche quel "m'ama o non m'ama" implica
una lontananza, no? Non si sfogliano margherite in presenza dell'essere
amato. Lontano dagli occhi, vicino al cuore.
La lontananza, però, non dev'essere una scomparsa o un silenzio.
Magari squilibrata, occorre una corrispondenza, in tutti i sensi. Bisogna che
siano detti - scritti - i sentimenti che non si riesce a mostrare
da vicino. Occorre che il desiderio si manifesti in parole. Per tenere acceso
un fuoco, scrivere.
C'è il telefono, si obietta: abolisce la distanza e permette un
dialogo in diretta. D'accordo, ma la superiorità della lettera
rimane: si possono calcolare meglio le parole, dare un certo giro alle frasi,
pesare gli aggettivi, ricorrere alle sfumature. Si può scegliere un
ritmo. Una lettera comporta un rito: scegliere la carta del foglio, infilarlo
nella busta, metterci il francobollo, uscir di casa, imbucarla. Scrivere una
lettera è aprire una parentesi di una giornata troppo affollata, trovare
il tempo per dieci minuti o un'ora per stare in compagnia di se stessi.
E della persona amata.
Alle coppie che si amano da molti anni dedico questi tre versi di Paul Valéry: "Io
vissi nell'attesa/ di te, il mio lento cuore/ non era che i tuoi passi." Se
vi piacciono, usateli. Copiate mettendoli al presente.
