
25/03/2007
Naima
Finalmente riesco a comunicare con Jaqueline. Non ci siamo più visti
dal 1991, dai tempi di Kabul. Il suo telefono in Francia aveva squillato a
vuoto, ogni volta che ho provato a cercarla.
Jaqueline, the tiger. Credo di averglielo appioppato io quel soprannome, anni
prima, un po' per la faccia tonda e i capelli ricci e un po' per
il carattere deciso.
Bravissima infermiera, Jaqueline. Aggressiva e dolce al tempo stesso, di quelle
che non mollano mai di fronte a situazioni difficili. Era famosa, la tigre,
anche per essere sfortunata: ogni volta che era di turno nel pronto soccorso
dell'ospedale, i feriti arrivavano a dozzine.
Ci scherzavamo tutti. "Se Jaqueline ti chiama via radio per andare in
ospedale, portati il sacco a pelo, potresti star via da casa tre giorni",
era una delle battute che circolavano tra noi chirurghi. E il più delle
volte purtroppo, anche dimenticando il sacco a pelo per ragioni scaramantiche,
finiva proprio così.
Siamo diventati buoni amici io e Jaqueline.
La sera, passavamo spesso le ore libere insieme, a conversare nel soggiorno
di casa mia. Poi ha incontrato Julian, e la tigre si è innamorata. Ma
abbiamo continuato a vederci, anche se meno di frequente.
Venivano spesso a cena lei e Julian, e gli spaghetti erano d'obbligo.
Se non c'era da tornare in ospedale, si ascoltava musica fino a tarda
ora.
Julian era un ex militare. A Kabul lavorava per Halo Trust, un'organizzazione
inglese impegnata nella distruzione di mine antiuomo e ordigni esplosivi.
L'avevo conosciuto l'anno prima. Aveva tenuto, a noi personale
della Croce rossa internazionale, un corso sulle mine, sul loro funzionamento,
sulle precauzioni da prendere quando si lavora in zone minate, sulle tecniche
di sminamento.
Mi era stato subito simpatico, un ragazzo intelligente e con molti interessi:
eravamo diventati amici. Aveva scelto quel lavoro per convinzione, come gran
parte dei suoi colleghi che ho conosciuto in Afghanistan, in Angola, in Cambogia
e da altre parti.
Bravissimi quelli di Halo Trust, una delle poche organizzazioni davvero umanitarie
che si occupano di sminamento, senza mercenari con stipendi da nababbi né militari
beceri e rissosi.
Un giorno ho avuto bisogno di Julian, delle sue doti professionali, dopo che
avevamo trovato una bomba a mano inesplosa nel giardino di casa.
Erano una bella copia, lui e la tigre, avrebbero dovuto restare ancora tre
mesi in Afghanistan, poi sarebbero tornati in Europa, per sposarsi.
Ricordo ancora quella sera in cui Jaqueline era entrata di corsa nel giardino
di casa mia, cantando e piangendo di gioia. Lo aveva detto a tutti, di essere
incinta, ne era felice e orgogliosa. E noi avevamo organizzato una cena speciale
per festeggiare la bella notizia. Quando sono partito, ho promesso a tutti
e due che sarei andato al matrimonio.
Tre settimane dopo Julian è morto.
Un incidente metre stava disinnescando una mina, insieme con Chris, appena
fuori Kabul. Julian era troppo vicino per salvarsi. Grendi ferite e ustioni
gravissime. Sono morti entrambi.
Non sapevo niente di quella tragedia..
Ne sono stato del tutto all'oscuro fino a qualche mese dopo, quando per
caso, parlando con amici comuni, ho chiesto notizie del matrimonio ormai imminente
e li ho visti guardarsi in faccia con aria triste e imbarazzata.
Ho voluto che mi raccontassero tutto, nei dettagli. E ancora non riesco a immaginare
che cosa deve essere stato, per Jaqueline, veder arrivare Julian in quello
stato in ospedale, e morire tre giorni dopo sotto i suoi occhi.
Alla fine avevo trovato il coraggio di scriverle due righe, che non ha mai
ricevuto.
Ora sono contento di parlare con lei al telefono, è passato molto tempo.
Jaqueline ha una bambina, bellissima e coi capelli ricci, mi ha detto, che
ha un nome afgano, Naima.
Vivono insieme in Francia, ma è bello sapere che passano anche lunghi
periodi in Inghilterra, a casa degli altri nonni, i genitori di Julian.
Durante la conversazione, mi rendo conto che Jaqueline è ancora la stessa.
La tigre ce l'ha fatta, è stata capace di reagire, ancora una
volta. Sapeva del mio girovagare negli anni in cui non ci siamo sentiti, sapeva
che nel frattempo avevamo fondato EMERGENCY, che ci lavoravano insieme tanti
compagni, è il caso di dirlo, di vecchie battaglie.
"
Cosa farai? Saresti disponibile per una missione in Kurdistan?"
"
E la bambina? È ancora un po' presto per lei, riparliamone la
prossima primavera."
