
25/03/2007
Solo per amore
È
deciso. Stanotte la libero.
L'hanno portata qui cinquantatré giorni fa. Alain, Enrico, Giuliana.
Tre tipi tostissimi. Dopo avere discusso su altri obiettivi, avevano deciso
di rapire lei: Lidia V., figlia di un gioielliere di Milano. Viziata, fuori
di testa, sempre in giro per locali. Il grosso problema era dove metterla,
in attesa del riscatto. "Il mio ragazzo ha un rudere in campagna, con
una cantina" aveva proposto Giuliana. "Ci si può fidare
di lui?" ha chiesto Alain. "Al cento per cento" ha risposto
lei. Ho accettato. Io e Giuliana stavamo insieme da due anni, non fosse per
i soldi saremmo stati molto felici.
E così, quella notte, l'hanno portata qui. Aveva un cappuccio
in testa. In cantina tutto era stato preparato: le abbiamo incatenato una caviglia
al letto, eccetera. Io mi sono messo il cappuccio e le ho tolto il suo.
Lo so che è facile dirlo adesso, ma credo di essermi innamorato di lei
appena la faccia le è sgusciata fuori dalla tela nera. Nelle foto avevo
visto che era bella, ma averla davanti così, mezza svenuta, smarrita,
mi ha come schiantato dentro.
Mi sono sempre occupato io di lei. Questa bicocca è mia, ci dovevo stare
io. "Tanto lui mica farà lo scemo, no?" aveva chiesto Alain. "Scherzi?" ha
risposto Giuliana.
All'inizio Lidia era un animale spaventato. Un bellissimo animale che
tremava, un coniglio bianco in gabbia. Io avevo l'ordine di non parlarle.
Ma come si fa?
Il nono giorno non sopportavo più di sentirla piangere. Sono entrato,
mi sono avvicinato al letto. Lei ha pensato chissà che, ha spalancato
gli occhi. Sono stato dolcissimo, le ho detto che non le sarebbe mai successo
niente di male, e sono uscito.
Il dodicesimo giorno ha sorriso.
Il ventunesimo abbiamo fatto il gioco di dirci le tre cose più buone
che abbiamo mangiato in vita nostra. Lei ha messo al primo posto il cocktail
di scampi.
Il venticinquesimo giorno mi ha tenuto stretta la mano. Mi ha accarezzato la
spalla, è arrivata fino al cappuccio. Le ho fermato la mano.
Il ventottesimo era il suo compleanno. Le ho portato il cocktail di scampi
del discount. Lei si è messa a piangere.
Il trentaquattresimo giorno non sono riuscito a fare l'amore con Giuliana,
che era venuta qui a trovarmi. "Sono troppo nervoso per quella là sotto" le
ho detto, e in fondo non era una bugia. "Siamo nervosi tutti" ha
risposto Giuliana.
Dal trentacinquesimo al quarantesimo giorno Lidia mi ha raccontato la storia
della sua vita, i posti dov'è stata. Mi ha detto di un famoso
attore che erano usciti insieme e poi è saltato fuori che era gay. Mi
ha descritto una spiaggia in Africa, sull'Atlantico. Mi ha spiegato quanto è infelice
con i suoi.
Il quarantaduesimo giorno Lidia mi ha tolto il cappuccio e io le ho sfilato
la maglietta. "Sei bellissimo" ha sussurrato. Nessuno me l'aveva
mai detto prima!
Due giorni dopo mi ha detto che il cocktail di scampi faceva schifo, ma che
lì aveva capito di amarmi. Io le ho risposto che la amo anch'io.
Abbiamo pianto insieme, poi ci siamo messi a ridere per la faccenda degli scampi.
Il cinquantesimo giorno ho detto a Lidia che l'avrei liberata. Lei ha
pianto ancora. Mi ha parlato della vita che faremo dopo, del nostro amore,
della spiaggia sull'Atlantico. Mi sembra un sogno.
Ieri ho fatto l'amore con Giuliana. Mi ha detto Lidia, di farlo. Prima
l'ho trovato strano, quasi mostruoso. Ma lei mi ha convinto che dovevo
rassicurare Giuliana, sennò avrebbe pensato male, e pure gli altri.
Aveva ragione! "Ma non sei gelosa?" le ho chiesto. "Uh, da
morire, da morire" ha risposto. Comunque, ho pensato a Lidia tutto il
tempo.
Stanotte la libero.
Poi dovrò solo aspettare.
Lei non lo sa, ma ho comprato un libro che parla di quel posto in Africa, dove
vivremo felici per tutta la vita, e non faccio che sfogliarlo.
