25/03/2007
Buon anno


Si può: siamo liberi come l'aria. Si può: siamo noi che facciamo la storia. Si può: libertà, libertà, libertà. Libertà obbligatoria.
(Giorgio Gaber)

Auguri per un uovo anno: nel senso che abbia soprattutto la sorpresa.
Bisogna sgomberare alla grande: la mente come quasi un vecchio solaio, il cuore come certe cantine immobili e polverose, gli occhi alla stregua di quei ripostigli in cui ognuno di noi usa stipare cianfrusaglie e ritagli di memoria, illudendosi che certe figurine siano manifesti di vita. Un anno, proprio perché nuovo, e diverso, però, deve prescindere dal calendario, e iniziare un po' quando ci pare: con una bella dose di autostima, da spalmare generosamente, come da un vasetto di Nutella.
E forse questo è il momento adatto. È tempo di migrare, con la fantasia. E di sentire la primavera, di fiorire: liberandosi di tutto e di tutti, della zavorra che è sopra ogni cosa uno stato della mente.
Perché solo creando i vuoti si fa spazio al pieno che verrà.

Rifondo, rinasco, rigenero, rilancio e ribadisco: liberi non si nasce, lo si diventa. Liberarsi dalla brutta musica (e dalle radio, dalle tv specializzate: ma ci faccia il piacere!), dai pessimi film, dai libri inutili, dalla televisione tutta, dai cibi finti, dai vini cattivi, dai coloranti veri, dai grigi infiniti, dall'aria pesante e dai pensieri fatti di niente. Dai momenti opachi, dai sentimenti forzosi, dai lavori forzati; dei gesti mesti, dei vasi non comunicati.
E mai ballare coi cupi.
Cominciare un anno con il piede giusto, anzi con tutti e due, già che ci siamo: una sinfonia intorno e dentro di noi.

E allora, per festeggiare al meglio, anziché un solo anno, celebriamo il 2007 come se fossero dodici, diciamo uno al mese.
Auguri, dunque,
- per un anno maratoneta, quello che corre via veloce e bisogna inseguirlo a perdifiato
- per un anno camaleonte, che ti cambia di continuo sotto gli occhi
- per un anno arcobaleno, tutto a colori, che non sai mai cosa metterti
- per un anno capriccioso, senza le mezze, né le quattro stagioni, e anche meglio della margherita
- per un anno coltello, con cui tagliare il capello in otto e concedersi perfino il bene della severità
- per un anno bandiera, da sventolare a più non posso, perché il
vento è cambiato
- per un anno golosone, da farcire a volontà e per leccarsi i baffi
- per un anno pianoforte, da suonare a dieci dita e migliorare la musica
- per un anno giardino, da coltivare a fiori profumati e strawberry fields forever
- per un anno ammaestrato, da cullare docile e morbido, come un caldo peluche
- per un anno radiofonico, o anche ferroviario, così da cambiare sempre stazione, fino a trovare quella giusta
-per un anno spiazzato, da capovolgere, ribaltare, e lasciarci tutti senza respiro.
- Augh!

"Volevo dire di no quando la banda passò,
ma il mio ragazzo era lì e allora dissi di sì."
(Mina)

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