
Così spiegava la tecnologia domestica Felice Allegria il tenero personaggio televisivo di E. Montesano negli anni in cui il varietà in bianco e nero mi appariva più elegante.
Sintomi di nostalgia nell’età che avanza? Forse, ma on-cominciato e off-finito tante volte anch’io giacché vivere mi pare aver capito, essere un viaggio a tappe dove si comincia e si finisce continuamente.
E certo saper ricominciare è una prova di entusiasmo, di Fede e di forza che ci viene richiesta se vogliamo che la vita non ci trovi arresi, prima che il nostro viaggio raggiunga il suo compimento.
Ricominciare senza che il bagaglio del passato sia troppo pesante per accogliere il futuro, in modo che il presente sia sì “attrezzato†da ciò che abbiamo appreso, ma non ingombro da chiusure che impedirebbero alla vita di fluire col suo prodigioso rinnovamento e imprevedibile consegna.
Certo la memoria affatica il nostro cuore che con difficoltà si scopre a gioire, quando il tempo trascorso è stato denso di emozioni e sofferenza, che il nostro passo accusa non più leggero sulla strada del Sogno.
La storia dell’Umanità non incoraggia nel suo spettacolo ripetuto di sopraffazione odio e ingiustizia; e la coscienza d’Amore più ispirata, non sempre resiste alla brutalità a cui assistiamo. Gli uomini di buona volontà che ci impegnavamo ad essere, ci lasciano interrogativi e piuttosto sconfitti quando constatiamo nel confronto quotidiano con gli altri, come i più nobili ideali, si misurino poi con le nostre personali e intime miserie.
(Quale croce è più pesante della consapevolezza dei propri limiti? Gesù ha detto "Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno" ma perdonerò io me stesso quando non faccio quello che so…?) Allora ricominciare significa credere nella Vita e in noi stessi. Credere che il mistero dell’Esistenza di cui ci scopriamo parte, testimoni ed eredi del suo Miracolo da custodire, non sia un’imponderabile somma di eventi, dove un male e un bene si mescolano, toccandoci in sorte, senza che vi sia un senso alla tragedia o alla fortuna che il Caso distribuirebbe senza equità , bensì un Progetto Alto, dettato dall’Amore di Dio, affinché attraverso il libero arbitrio il nostro spirito nella vicenda terrena per quanto oscura, approdi alla luce della Creatura divina che è in noi.
Credere dunque nella Sostanza d’amore e nel suo potere evolutivo.
Nella sua Forza Salvifica.
Non credo occorra proclamarsi credenti per constatare gli orrori di cui la razza umana è capace. Ma credo che solo assoldandosi nelle fila del bene, che si ammetta o meno il suo risiedere in Dio, sia possibile dare un senso alla nostra presenza sul Pianeta.
Se poi si ha ricevuto la grazia di non dubitare di Dio e a lui riferirsi nel percorso terreno, l’Amore guiderà la nostre azioni e guarirà le ferite da cui altrimenti rimarremmo straziati.
Non credo si possa sopravvivere alla vita senza una missione d’amore e una militanza in esso, che insegni a noi per primi la compassione,
il perdono
il Dono.
Saper gioire e diffondere gioia.
On-cominciato e off-finito tante volte, ma fino a quando non saprò restituire pace e letizia con la vita ricevuta, non avrò costruito abbastanza da rinunciare a un giorno in più che comincia e finisce anche lui per rinascere e far rinascere in noi la fiducia nel nostro cammino e nel suo senso.
Dio non ci abbandona. Ma ci permette di sceglierlo. E quando ci sentiamo perduti, sbagliati è perché noi ce ne siamo allontanati.
Gratitudine e Felicità siano i nostri obiettivi da offrire a noi stessi e a chi incontriamo nel Viaggio.
On-cominciato e off-finito di scrivere, voi di leggermi. Che prosegua sulle pagine smemorande e memorabili dei nostri giorni, la dolcezza di riconoscere nella propria esistenza una vita da amare.
Perché c’è.


