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Nur e Yael

di Nicola Savino su Smemoranda 2013 - Friends

Mi chiamo Nur, ho diciassette anni, sono in quarta B, sono nato a Milano e vi scrivo da vicino piazza Piemonte in una zona di ricchi. Sono qui perché mio papà Muhammad (Moàmed, come dite voi) ha una panetteria. Noi siamo egiziani. I miei pregano poco, mia mamma non ha il velo e papà ogni tanto beve la birra, ma non mangiamo mai i salumi. Mia madre e mia sorella Sarah fanno anche il ramadan (il digiuno) fatto bene, io e mio padre un po’ meno. Quando ero piccolo alla panetteria mi piaceva tanto venirci perché c’erano anche i miei due zii giovani e simpatici che mi davano sempre i panini caldi e morbidi, me li facevano a forma di topolino come piace a me. Ora però non mi piace più tanto la panetteria e preferisco stare a casa a Settimo Milanese dove abitiamo: lì ho il computer con l’adsl e prima faccio un po’ di compiti, poi via di Facebook (qualche volta ho pure contattato ragazze viste in giro), poi YouTube coi video dei Club Dogo e pure altre robe un po’ zozze. Come si dice? “Il computer ideale ha uno schermo bello grande e una tastiera con due tastoni giganti: MUSIC... E PORN.” :-)
A Settimo, dove vivo, ho pochi amici perché la scuola è a Milano vicino alla panetteria di mamma e papà, quindi ogni tanto rimango lì. Arrivo alle tre da scuola e azzanno focacce avanzate dal mattino, in genere, rimane sempre quella rotonda con le olive, che si secca ai lati ma in mezzo è morbida. Io amici ne ho pochi anche lì a Milano, giusto qualche compagno di classe, qualcuno su Facebook (che poi belli amici finti quelli), preferisco le tipe. Da qualche mese c’è una carina che esce da un ristorante vicino alla panetteria a fumare, mio padre mi dice che è la figlia dei proprietari. La sigaretta è sempre una bella scusa per attaccare bottone e quindi gliene ho chiesta una e abbiamo iniziato a chiacchierare. Lei si chiama Yael e ha sedici anni. Mi piace quando conosco qualcuno con il nome strano come il mio perché così mi sento meno diverso. Yael viene da un paese che è proprio accanto all’Egitto, si chiama Israele. Yael assomiglia alle mie cugine dell’Egitto, ha gli stessi capelli neri lucidi, occhi neri grandi e denti bianchi che quando sorride mi spacca proprio in due. Il ristorante del papà di Yael è chiuso venerdì sera e sabato, perché loro sono ebrei e mi sembra che fanno festa di sabato. Noi invece chiudiamo la domenica. Lunedì scorso io e Yael abbiamo limonato e come sempre quando mi bacio la prima volta con una tipa poi torno a casa tutto gasato. Martedì mi sono vestito pensando alle cose che potessero piacere a lei, sono rimasto lì in panetteria ma lei non c’era. Così anche mercoledì. Niente. Ho provato a chiamarla, a mandarle messaggi. Silenzio. Poi giovedì prendo il coraggio ed entro nel ristorante del padre a chiedere di lei. Mi blocca sua sorella grande: “Vai via! Se ti vede mio padre t’ammazza. Lui non vuole che la sua piccolina frequenti un musulmano. Yael è in punizione: lui vi ha visti insieme e le ha dato uno schiaffo”. Esco con il cuore in gola dal ristorante, mi si gela il sangue. Nur e Yael, stessa via di Milano, radici simili, colori identici, divisi subito. Basta, non vado più dai miei a Milano, sto a Settimo. Sto sul computer con gli amici finti di Facebook e le fighe finte di YouPorn. Finti amici, finte tipe, finto dolore. Ora però è tutto vero.

THE END

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