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L'indifferenza fa più male del burro

di Davide Oldani su Smemoranda 2013 - Friends

A parte il fatto che la storia del burro che fa più male dell’olio sarebbe da riscrivere, o almeno da correggere perché allora, diciamolo, anche le quintalate d’olio usate sempre e dappertutto non sono il top, non in cucina almeno, magari in un’officina meccanica, ma in cucina no. La natura è già abbastanza ricca e saporita di suo, che bisogno c’è di imbrogliarla, sì insomma di condirla oltre il necessario?
Ma a parte questo, appunto, c’è qualcosa che fa più male del burro, in cucina come nella vita, ed è l’indifferenza. Tra i fornelli non è difficile combatterla. Basta avere rispetto per gli ingredienti, trattarli bene e maltrattarli mai, metterli insieme con armonia anche (anzi, soprattutto) partendo dai loro evidenti contrasti. Nella vita le cose forse si complicano un po’, ma basterebbe semplificarle e guardarle... dalla cucina! Avere rispetto per gli altri, provando a unire anche quegli altri che a prima vista appaiono come certi ingredienti, e cioè distantissimi fra loro per colore,
sapore o consistenza. E impegnarsi per creare anche dove non ci sono (soprattutto dove non ci sono) armonie e occasioni per stare bene insieme. Perché è facile dire “amici”, meno facile è esserlo.
E giusto perché siamo su... Friends, promuovo la rete e anche i social network, se questi garantiscono il contatto a chi non ha occasioni o mezzi per averlo. Ma per chi li ha, intendo chi ha gambe e occhi, che bello di tanto in tanto usarli! Fare due passi e raggiungere davvero l’amico che abita tre vie più in là e guardarlo in faccia anziché connettersi per dialogare con la sua iconcina.
Guardarsi negli occhi e... non fregarsi alle spalle. Due cose che dovrebbero venire naturali, come fare un risotto giallo di quelli che suggerisco io.

ZAFFERANO E RISO ALLA MILANESE POP

Cuocere il riso in acqua calda appena salata, non serve farlo tostare: i risi di oggi sono puliti e brillanti. Aggiungere un po’ di grana padano, pochissimo burro (!) e un goccio d’aceto per contrastare la componente basica del riso. Nella lunga cottura del riso c’è il rischio che i profumi svaniscano, e poi non è male lasciare integro il profumo dello zafferano e vedere ancora qualche pistillo nel piatto quando il riso viene servito. Perciò basta stemperare la maizena in un goccio d’acqua, aggiungere i pistilli di zafferano, un pizzico di sale alla fine e anche un po’ di zucchero. Lasciare intiepidire cinque minuti e aggiungere lo zafferano. Come dite? Il brodo? Niente brodo, come niente zafferano all’inizio o a metà cottura del riso. Solo alla fine, per scrivere il senso del D’O sul foglio bianco del riso.

In sintesi: tradizione, leggerezza, equilibrio e... ingredienti friendly!

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