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oggi voglio

Le cose

di Gino&Michele su Smemoranda 2012 - 12 mesi

Ci sarà
un paio di superga bianche ormai sfilacciate al calcagno e slabbrate in punta bollino verde incollato dietro. una cuccuma ingiallita sul culo bruciato dalla gasfire fuoco piccolo. il cucchiaino storto per bambini ricevuto al battesimo. una bomboniera d’argento a forma di conchiglia. il corriere dei piccoli aperto alla pagina della tordella. la lente da tavolo dorata a treppiede per contare i denti dei francobolli. un fermacarte dell’ina casa. la penna atomica. una carta carbone pelikan. la carta assorbente favini. un pennino per tipo compreso l’odiato torre eiffel invenzione per fighetti primi della classe. il fiocco blu stirato piegato e incelofanato superstite dalla divisa delle elementari. ma dov’è finita la blusa nera. una bottiglietta di alcool con due “o” denaturato per bruciare i formicai. la parola denaturato che non si sapeva cosa voleva dire. una bottiglietta di benzina avio comprata alla standa. l’insegna del negozio all’onestà con sotto la scritta “vado all’onestà perché spendo la metà”. una bottiglia del latte di vetro della centrale. il modellino di automobiline  dinky toys con la seicento multipla prima serie 1956 taxi verde e nero. la chiavetta inglese bifrontale del meccano. lo sciangai di legno con quello nero in mezzo che valeva cento. la scatola di ferro di turmac rosse. lo smalto per le unghie che si usava anche per fermare la scorlera delle calze di nylon delle mie sorelle.  la parola scorlera che a milano stava per smagliatura. la parola gibigianna che a milano stava per  riflesso. lo specchio che si rubava dalla taschina interna delle borsette delle mamme per fare la gibigianna. i bussolotti e i tollini. la cerbottana con le mollette della biancheria come manico. le 500 lire d’argento. quelle che non si sono mai trovate con la caravella e la bandiera controvento che però c’era e se le trovavi valevano una cifra. un cavalluccio marino pescato a torre pedrera con il secchiello e seccato al sole sai che forza. il ritratto di mio padre ufficiale nel 1943. un ambrogino d’oro - menzione per un tema sui libri in seconda media. un contenitore di lacca cinese lungo una spanna con due colibrì sul coperchio e i fiori di pesco. dentro al contenitore le gomme a forma di oggetto che cancellavano poco ma facevano tanto spiritoso. la pagella delle elementari “cinque giornate” color verdino-grigio con un vergognoso sette in aritmetica. mia mamma con un cappellino fantastico al matrimonio di mia sorella. molti tex e qualche topolino. il cofanetto dei babar. tutto salgari. il giornalino di gian burrasca copertina verde con i disegni originali di vamba edizione bemporad marzocco che era più difficile scrivere l’editore del titolo. la credenza impero dei bisnonni. un mestolo in alluminio ammaccato all’inverosimile ma mai abbandonato. la tessera di capitano dell’inter squadra ragazzi di mio padre a quindici anni centro sostegno e centro avanti. il mio primo paio di ginocchiere quando ancora giocavo in porta. un 45 giri di rita pavone con lei in copertina e un abito in bianco e nero sigla della trasmissione stasera rita. le chiavi del primo vespino cinquanta.
ci sarà.
le cose ci aiutano a leggere i nostri percorsi. li mantengono vivi. le cose sono piene di significati. le cose gridano. le cose siamo noi. quando le cose non ci saranno più non ci saranno più gli uomini. quando gli uomini non ci saranno più le cose resteranno a raccontare gli uomini.

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