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Che storia

di Aldo, Giovanni e Giacomo su Smemoranda 2010 - Che storia!

Non dovevo farlo, non si devono mai chiudere le finestrelle a scatto dall’esterno ma, la casa di campagna, l’avevo ormai tutta chiusa. Erano andati via tutti, ero rimasto solo, l’ultimo.

Avevo chiuso il gas, la luce, tutte le finestre e la porta, tranne quella maledetta finestrella del bagno a pian terreno. L’avevo vista aperta mentre ero già in macchina. Ero tornato indietro ma non avevo voglia di riaprire la porta quindi avevo tentato di chiuderla dall’esterno.
La casa è un po’ isolata: due km dal paese, due km dal vicino simpatico, due km dal vicino rompiballe, 125 km da Milano. Una casa molto piacevole in mezzo a un bosco di querce, acacie, olmi, amareni. Avevo lasciato tutto in macchina, compreso il cellulare. Era una domenica sera di novembre, stava tramontando. Non sarebbe tornato nessuno sino al venerdì successivo.

Avevo afferrato un lato della finestrella e tirato forte con l’intenzione di far scattare il gancio togliendo al volo la mano. Non ero riuscito a togliere la mano, per lo meno non tutta, e l’indice era rimasto schiacciato nella finestrella che si era chiusa con un bel rumore: TLAK.
Il dolore era arrivato un attimo dopo, avevo tirato e il dolore era aumentato.
Il dito era incastrato e così tutto il corpo era bloccato per colpa di quel dito: l’indice, non avrei più potuto indicare; non è fine indicare col medio.
PANICO PANICO PANICO. Il telefonino è in macchina, sta venendo buio, se grido nessuno mi potrà sentire, non potrò mai resistere così una settimana, morirò di fame e di sete… prima di sete e poi di fame, anzi, verrò sbranato dai cani selvatici, di notte qui ne girano.. ma cosa dico, morirò di freddo: ho lasciato il giubbotto in macchina!
Provo a tirare ma non c’è niente da fare. Il dito pulsa, fa male da bestia. Ho le chiavi in tasca e non posso fare niente. Non posso neanche tagliarmelo non ho neanche il mio coltellino svizzero. Penso a quando troveranno il mio scheletro con la falangetta incastrata nella finestra, sai le risate! 
CRETINO CRETINO CRETINO. È già passata un’ora e sembra un giorno. Non riesco neanche a sedermi, anzi sono quasi in allungo col braccio teso, sembra che mi stia stirando invece sto morendo. Adesso, oltre al dito, mi fa male anche la mano, il braccio e la spalla. Che situazione di merda. mi viene da piangere, anzi, piango… Un rumore… o no, stanno arrivando i cani, peggio ancora, i cinghiali… sfilo la cintura dai pantaloni,
almeno mi difenderò a cinghiate… Noo, mi cadono e non riesco a tirarli su, non ci arrivo, se arriva un maniaco verrò anche umiliato. Una figura umana… lo Ieti nel Monferrato è impossibile… Non è possibile è il vicino rompiballe. Quell’impiccione. Appena si va via lui viene a curiosare… meno male. Mi vede, non ride, non dice una parola, prende le chiavi dai pantaloni calati, entra e sgancia la finestrella. Sono libero, mi fa salire in macchina e mi accompagna all’ospedale.

Vado sempre in quella casa che è a 125 km da Milano, due km dal paese, due km dal vicino simpatico e due km dal miglior vicino che abbia mai avuto.

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