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Guerra all'alba

di Antonio Albanese su Smemoranda 2010 - Che storia!

Giuseppe era un soldato, e come tutti i soldati ogni mattina si alzava all’alba, imbracciava il suo fucile e si recava sul campo di battaglia. In una mattina apparentemente non diversa dalle altre Giuseppe prese una decisione che avrebbe cambiato il corso della sua vita: decise di svegliarsi un po’ più tardi. Nella sua mente era maturata un’idea: “Se riuscirò a svegliarmi un po’ più tardi forse cambierà qualcosa”. In fondo, pensava Giuseppe, sono mesi che mi alzo all’alba e alle sette sono sempre sul campo di battaglia pronto a sparare sul nemico, ma se mi sveglio alle 10 e mezzo il discorso potrebbe cambiare. E così fece.

Indugiò sulla branda un po’ più a lungo del solito. Fece una lunga doccia, un po’ di flessioni; fece colazione con calma dando un’occhiata a un vecchio giornale. Quando si vestì, guardò l’orologio e si rese conto che era già mezzogiorno. Sulla strada per il campo di battaglia Giuseppe prese un’altra decisione, non priva di conseguenze, fece una deviazione per passare ancora una volta dal suo vecchio borgo. Dopo una bella camminata, dietro la collina, fu contento di scorgere la sua casa, nello stesso posto dove l’aveva lasciata. Trovò sua moglie intenta a preparare il bollito, da sempre il suo piatto preferito. Mesi senza un pranzo decente e pensare che c’era quel ben di Dio a pochi chilometri dal campo! Mangiò a sazietà e bevve quasi per intero una bottiglia di vino buono che teneva da parte per le grandi occasioni. Occasioni migliori di quelle non gliene venivano in mente. Il torpore giunse dolce e naturale. Così Giuseppe decise di concedersi un piccolo riposo, e dopo mesi dormì ancora nel suo letto. Sognò, e il sogno fu piacevole ben diverso dai sogni spaventosi che faceva da mesi.

Fu il cigolio della porta a risvegliarlo; era da tanto tempo che si riprometteva di oliarla, ma si sentì felice di non averlo fatto. Si alzò dal letto che erano quasi le cinque. Guardò fuori dalla porta e pensò: “Tra un po’ sarà buio. Se vado al campo adesso rischio di sparare a qualcuno per errore, o ancora peggio potrebbero sparare a me pensando che io sia il nemico”. Il rischio gli parve inutile. Giuseppe si sentì felice, aveva trascorso una giornata come non gli capitava da tanto tempo e quel giorno, di sicuro, nessuno era morto per causa sua. Aveva fatto la cosa migliore della sua vita: aveva deciso di svegliarsi tardi.

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