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Sei matto, Bomba!

di Cristiano Cavina su Smemoranda 2010 - Che storia!

In III media, il mio migliore amico era Bomba.

Non eravamo molto bravi, a scuola. Non eravamo cattivi e non disturbavamo più di tanto le lezioni; più che altro, restavamo in classe a prendere polvere. Durante le lezioni, Bomba passava la maggior parte del tempo a disegnare sul suo inseparabile quadernone Maxipigna. Progettava sommergibili costruiti con pneumatici di trattore, sistemi di carrucole per sollevare la spesa agli ultimi piani dei palazzi o dighe per creare pozze navigabili sul nostro torrente. I grandi gli dicevano: “Sei matto, Bomba”. Preso da tutti questi esperimenti, passò l’esame con uno striminzito Sufficiente. I professori gli consigliarono di smettere di studiare e di andare a lavorare.

Fortunatamente, Bomba e sua mamma non erano d’accordo, cosi si iscrisse all’Istituto Professionale, nel corso di elettronica. “Sei matto, Bomba” gli spiegammo. C’era di buono che se si fosse stancato, avrebbe potuto lasciare la scuola dopo tre anni, con l’attestato di specializzazione. Incredibilmente, finì i tre anni con una media altissima. Eravamo tutti contenti per lui. Pensavamo che potesse trovarsi un lavoro decente, e invece lui disse che intanto che c’era, avrebbe preso pure il diploma. “Non ti montare la testa -gli dicemmo-sei sempre il matto che disegnava sul Maxipigna!” Credeteci o no, si diplomò con il massimo dei voti. Eravamo tutti fieri di lui. Il nostro grande Bomba! Adesso sì, che poteva trovarsi un ottimo lavoro. Bomba scomparve.

Pensavamo facesse uno stage in qualche fabbrica. Macchè. Lo rivedemmo a settembre. Ci disse che aveva studiato tutta l’estate. “Sei matto! – urlammo –hai finito la scuola per sempre!”. Si era iscritto all’università. “Nessuno di quelli che pastrocchiavano su un Maxipigna ha mai fatto l’università” gli spiegammo. E che facoltà aveva scelto. Mica roba facile. Fisica! Pensammo tutti la stessa cosa: sei matto, Bomba! Adesso Bomba non abita più nel nostro paese, ma torna appena può, a salutarci. Quando lo incontro, mi scappa da ridere. È diventato uno splendido fisico nucleare. Gira il mondo ai convegni e passa il suo tempo nei laboratori, a fare esperimenti. Io lo guardo e rido, perchè vedo il bambino che disegnava sul Maxipigna i suoi strani progetti. È diventato quello che è sempre stato. La sua passione, è diventata il suo lavoro, la sua vita. È contento, come se lo pagassero per giocare.

E così, mi viene da pensare che se combatti per le cose che ti piacciono, e tutti, tutti ti dicono che sei matto, be’, allora forse sei sulla strada giusta.

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