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La mia ultima Smemoranda

di Geppi Cucciari su Smemoranda 2010 - Che storia!

La mia ultima Smemoranda da studentessa risale all’anno del Signore 1991, quello in cui conseguii la mia maturità scientifica, con la brillante votazione di 58 su 60. Ebbene sì, a scuola andavo bene, non ho mai preso sul registro né un puntino, né una “i” di impreparata (o di ignorante, come diceva la mia professoressa di filosofia).

Da questo mio colorato reperto sono pedissequamente tratte le riflessioni che vado a riportare, tenendo a mente alcuni dati:
- oggi ho il doppio degli anni di chi si diplomerà nel 2010.
- appartengo alla generazione cresciuta senza cellulare e al posto degli sms, per comunicare, usavamo ancora intarsiare col compasso le porte dei bagni per scambiarci informazioni varie.

Primo Giorno di Scuola: 
“Sono riuscita ad accalappiarmi l’ultimo banco, potrò tirare il cancellino a forma di Girella Motta sulle spalle del professore di geografia astronomica e dare la colpa a Monica, la buontempona/secchiona del primo banco che, per evitare discussioni e non interrompere la lezioni, si accollerà volentieri la colpa”.

Orario Provvisorio:
“A un mese dall’inizio della scuola siamo ancora in regime di orario provvisorio, concepito senza alcun intento didattico (oggi 3 ore di fisica, stavo per enunciare il 4° principio della termodinamica). Il nostro vicepreside ci ha concesso la prima ora di educazione fisica dell’anno. Naturalmente ha dovuto sacrificare quella di religione, perché nutrire il corpo con dei giri di campo innalza comunque anche lo spirito. La ricreazione resta per noi l’unico estremo baluardo di gioia”.

Lezione di filosofia: 
“Il nuovo professore ci sopravvaluta. L’aria è colma di ?. Non distingue una V liceo da un conclave del club “Platone for Ever”. La parola più semplice usata oggi è stata “gnoseologico”. Non solo nessuno di noi ne conosceva il significato, ma alcuni non son riusciti neppure a trovarla nel dizionario...”

Compito in classe di latino a sorpresa: 
“Solo il docente lo definisce ‘a sorpresa’, noi usiamo l’espressione ‘a tradimento’. Ma come si affronta una versione quando non si ricorda neppure l’ordine dei casi? Ah, già, col De Bello Gallico (già tradotto) che abita lo zaino del nostro compagno. In cambio vuole due merendine e una mela. ‘Do ut des’ - ha detto. ‘Yes’- ho risposto io”.

Esame: 09-07-01. 
Firmo davanti alla commissione dopo aver sostenuto l’esame orale ed esco dal mio liceo. Dopo due ore sono in spiaggia, sotto un ombrellone, a bere cedrata. Dopo quattro ore sono ustionata. Dopo una settimana ufficialmente diplomata. E disoccupata.

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