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Gelosa e pelosa

di Giuseppe Culicchia su Smemoranda 2005 - M'ama non m'ama

M'ama. Non m'ama. Me lo chiedo di continuo. Dal giorno che l'ho incrociata per strada ed è venuta ad abitare con me. Anche stamattina. Quando mi sono svegliato. M'ama. Non m'ama. Mi sono tirato su e lei ha fatto finta di niente. Ma sapevo benissimo che non stava dormendo. Per un po' sono rimasto a guardarla. Ho avuto la tentazione di accarezzarle la testolina. Poi non l'ho fatto. M'ama. Non m'ama. Chi lo sa. La luce del giorno penetrava nella stanza attraverso le persiane. Era una luce strana. Più forte del solito. Ho dato un'occhiata all'orologio sul comodino. Le dieci e mezza passate. La notte prima ero rientrato tardissimo. Lei l'avevo trovata ad aspettarmi in soggiorno, sdraiata sul divano. Come al solito aveva fatto finta di niente. Io vado a dormire, le avevo detto. Vieni? Lei mi aveva guardato con un'aria un po' seccata, come dire guarda questo a che ora si permette di tornare a casa e poi pretende pure di dormire con me. Comunque poi mi aveva raggiunto, balzando sul letto come fa sempre. Ho pensato alla giornata che mi aspettava, alle prove per il concerto. Non posso prendermela troppo comoda: devo proprio alzarmi, mi sono detto. Vado di là a preparare la colazione, le ho sussurrato. Poi mi raggiungi? Lei si è stiracchiata, sbadigliando e mostrandomi le unghie. Niente di più. Lo sapevo, ho pensato, è ancora arrabbiata per ieri notte. Pazienza. Mi sono alzato, e a piedi nudi ho raggiunto il bagno. Ho svuotato la vescica dicendomi che devo smetterla di bere tanta birra, dopo di che mi sono sciacquato la faccia e mi sono guardato allo specchio. Rughe per il momento zero. Certo ho un bel po' di capelli bianchi. Però mi stanno bene, tutto sommato. Trentotto anni non li dimostro. Mi sono asciugato e sono andato in cucina. Ho aperto il gas. Ho preparato la caffettiera. L'ho messa sul fuoco. M'ama. Non m'ama. Va' a sapere. Fuori dai vetri i tetti brillavano, bianchi. È stato in quel momento che mi sono reso conto che stava nevicando. Ecco perché la luce che filtrava attraverso le persiane mi sembrava più forte del solito. Lei intanto niente. Non accennava ad alzarsi. Dio mio quant'è gelosa, ho pensato. Beh, se le secca tanto ogni volta che faccio tardi la notte e la mattina dopo me la fa pagare vuol dire che mi ama. Altrimenti se ne fregherebbe, no? Ho recuperato i biscotti nella credenza. Fuori dai vetri la neve continuava a scendere imperterrita. Certi fiocchi enormi. Era da un pezzo che non veniva giù a quel modo. Quasi quasi dopo scendiamo giù in cortile, che a lei piace correre sotto la neve. No, non posso. Ho le prove del concerto. Il caffè è venuto su. Ho spento il fuoco. A quel punto ho avvertito una presenza alle mie spalle. Mi sono voltato. Era lei. Ciao, le ho detto. Dormito bene? Mi ha ignorato ed è filata in bagno. Dio mio quant'è bella, mi sono detto, guardandola mentre si allontanava. Oddio, anche un po' tanto pelosa... E con un caratterino... M'ama. Non m'ama. Chi lo sa. Non è mica detto che si comporti così perché è gelosa e vuol farmela pagare. Magari si è semplicemente stufata di me. E si comporta a questo modo per farmelo capire. Sono fatte così, le femmine. In realtà non sai mai che cosa passi loro per la testa. Mi sono versato il caffè in una tazzina sbeccata, la mia preferita, e l'ho zuccherato. Stavo per inzupparci un biscotto quando lei è tornata dal bagno. Lo vuoi anche tu un po' di caffè?, le ho domandato. Lei mi ha lanciato un'occhiataccia. Lo odia, il caffè. Allora ho aperto il frigorifero, e ho tirato fuori le crocchette. Vuoi queste, eh?, le ho chiesto sorridendole.
« Quelle vedi di darle alla tua gatta, imbecille!», mi ha risposto. 
Dopo di che ha preso e se n'è andata, la mia tedeschina che ama portare le unghie lunghe e non si depila mai. Sbattendo la porta. E svegliando la gatta. Che mi ha subito raggiunto in cucina, e mentre versavo le crocchette nella ciotola ha cominciato a fare le fusa, strusciandosi sulle mie gambe. Lei sì, che m'ama.

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