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La vita c'è

di Paolo Cevoli su Smemoranda 2005 - M'ama non m'ama

Il romagnolo è uno pratico, non è che sta lì a sfogliare la margherita. Tempo perso. Neanche stare a chiedersi se m'ama o non m'ama. Tutte patacate che ti stracciano anche un po' i maroni. L'importante è andare forte, amare, fare casino, vivere, spurgare. Come Valentino Rossi quando apre il gigler del gas che la moto va via come un siluro e lui però la tiene giù con il culo.  

Il mio amico Alfredo Antonares (che è un marocchino di quelli venuti dal Marocco) dice che "Il romagnolo è quell'italiano esorbitante che si diverte a eccedere ed esagerare, a sentire che il bello è sempre al di là dei limiti previsti." E l'imprevisto non accade se non te l'aspetti. Aspettare qualcosa, tendere alla cima. Questo ti fa grande. Come il mitico, dolce, povero Pantani. Il discorso è che non si può stare da soli, sennò la cremagliera dei nevroni si ingrippa. Il romagnolo è un animale da comitiva. Come dice sempre Antonaros "Un romagnolo fa del casino, due romagnoli un circolo, tre romagnoli una sezione di partito, quattro fanno una briscola. In cinque fondano un partito o si mettono a ballare."  

Il romagnolo è uno semplice, qualcheduno direbbe un pataca, composto con un mischione svariegato di malinconia e contentezza. La malinconia è quella roba che ti prende nel mastigotto quando senti che ti manca un robo che non lo sai neanche te cos'è. Uguale a quell'accordo in minore, semplice, che attacca la strofa di "Romagna mia". Semplice come la contentezza di quando poi dopo il ritornello passa in maggiore. Perché la vita c'è. E, per fortuna, la mamma dei pataca è sempre incinta.  

E se qualche pataca vuole cosare di scrivermi a paolocevoli@paolocevoli.com magari facciamo un circolo. O sennò andiamo a ballare.  

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