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Ma-ma non... Ma-ma

di Raul Cremona su Smemoranda 2005 - M'ama non m'ama

Jacopo, fradicio per la pioggia, saltellando tra le pozzanghere, si sentiva un po' Gene Kelly in Singin' in the Rain e si aspettava che da uno dei tanti vicoli del quartiere spuntasse all'improvviso Debbie Reynolds per condurlo a tutta velocità sulle tavole di uno dei troppi teatri cittadini dai quali mancava da anni un talento come il suo. Invece da dietro un cassonetto spuntò un grosso cagnaccio affamato che ringhiando cominciò a inseguire il giovane attore il quale, memore di quando aveva interpretato il lupo di Gubbio in un provino per una parte in un San Francesco, si fermò con l'intento di parlare alla belva inferocita che per tutta risposta lo azzannò nel didietro affondando le fauci proprio laddove Jacopo aveva il microfono cosicché l'animale prese una scossa elettrica che lo tramortì dando tempo al giovane attore di darsela a gambe levate. Jacopo si fermò esausto davanti a un locale di cabaret: "Non bastavano i cani che mi rubavano le parti a teatro! Ci volevano anche quelli che mi mordevano i microfoni!" Un brusco richiamo interruppe i suoi solitari lamenti: "Sbrigati! I provini stanno finendo!" Era il manutengolo del locale che lo esortava a entrare per sostenere l'ennesimo provino della sua carriera. Jacopo entrò e salì direttamente sul palco trovandosi di fronte al provinante, un uomo calvo che aveva l'aria di un impiegatucolo in pensione con la velleità di fare il presentatore. 
" Salve, sono un giovane attore e vorrei, se mi è concesso, leggervi alcune lettere di Jacopo Ortis". Vista la reazione del pubblico, un misto di torpore e strafottenza, Jacopo disse fra sé e sé: parto subito con un pezzo pregno di pathos:
" Una anziana signora si reca dal dottore in preda a un grosso dramma: dottore, da un po' di tempo ho sempre la pancia piena d'aria e ogni giorno faccio venti, trenta, quaranta peteggi assolutamente silenziosi e inodori! Deve assolutamente levarmi da questo impaccio! Il dottore, commosso dallo struggente racconto della signora, prende da un cassetto una scatola di pasticche rosse, la dà alla vecchia e le dice di prenderne due al giorno dopo i pasti, per due settimane. Dopo soli quattro giorni si spalanca la porta dell'ambulatorio ed entra la vecchia che, in preda all'ira, si scaglia contro il medico: non solo il mio problema non si è risolto ma è peggiorato! Ora i peteggi, pur restando silenziosi, hanno una puzza mefitica! Il dottore allora prende da un cassetto una scatola di pasticche blu, la porge alla signora e le dice a voce alta: bene signora, la sinusite l'abbiamo curata, ora prenda queste pasticche per l'otite e per i peteggi ci penseremo la settimana prossima!"
Il pubblico rimase basito!
"È inutile, senza scenografia non può funzionare!" sospirò Jacopo tra sé, scendendo dal palco, accusato di essere un mero barzellettaro dal provinante calvo, un uomo così insulso che non era riuscito a intravedere il ventaglio di grandi capacità attoriali che si celava in Jacopo. Chi meglio di lui aveva la consapevolezza del luogo sceno-cinetico, l'assoluta conoscenza della relazione fra la creatività dell'intuito e quella del sentiero narrativo? Il giovane attore con riso beffardo gridò all'indirizzo del saputo provinante: 
" Si ricordi che io c'ero quando lei non c'era ancora e ci sarò quando lei non ci sarà più!" Poi singhiozzante per il freddo e febbricitante per tutta la pioggia che aveva preso durante la giornata tornò in strada, sotto l'acqua, parlottando da solo: "Ma-ma non... Ma-ma... Ma-ma non...Ma-ma non ne ho tal donde di siffatte ciuffole?"
...Che vuol dire: "Ne ho le palle piene!"
Scritto con Marco Del Conte

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