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Amano a mano

di Gianni Mura su Smemoranda 2005 - M'ama non m'ama

Venire alle mani non è consigliabile, usare le mani sì. Riscoprire le mani. Oggi impiegate soprattutto a digitare numeri, a premere tasti, a spedire sms (che non sono la tomba dell'amore, ma neanche il massimo della vita). L'amore ha i suoi tempi, è bello ricevere una lettera e anche scriverla. È bello prendersi per mano e camminare, non è obbligatorio intrecciare le dita ma si può fare. Ci si accorgerà, allora, che la nuova entità formata dalle due mani ha come una sua vita. Si sentirà (sentimento viene da sentire) la piccola luna dell'unghia, le nervature del dorso, il delicato rilievo delle vene. La nuova entità ha comandi autonomi, basta una leggera pressione per dire rallenta, o anche ti amo. Mani pulite, mani bucate, mani tese, mani asciutte e rassicuranti, mani-nido, mani umili, umide, fredde, collose, callose (sempre meno): non c'è mano che non valga la pena di essere stretta, esplorata, conosciuta. Non c'è una mano che assomiglia a un'altra, sono come i fiocchi di neve ma durano più a lungo.
Noi pensiamo troppo poco alle mani. Ce ne laviamo le mani. Però sono importanti, anche nella tradizione. Sono qui per chiederle la mano di sua figlia. Gliela concedo. E vissero felici e contenti. Oppure no. Non gliela concedo. E forse vissero ugualmente felici e contenti, con altre mani. L'amore ha bisogno di mani. Accarezzano, scherzano, spettinano, esplorano, consolano, accompagnano. Parlano, a modo loro. Non sto evocando l'alfabeto muto, che pure esiste, ma i gesti senza parole. Vieni qui, guarda lì, togliti dai piedi( piedi, vi prego di notare), sei matto, vai a quel paese, cosa vuoi, quanto costa, hai da accendere, fate la carità, cornutaccio, time-out, avercene, sai quanto me ne importa, ci faccio una croce sopra, mi daresti un passaggio, dacci un taglio. E le mani scrivono: sulla carta, sulla pelle, sul muro, su un vetro appannato, sulla sabbia (lo so che esistono i computer, ma io sto facendo una storia delle mani, della manità e dell'umanità).
Chi mi dà una mano? Una, generica, fate voi, tanto sono due in tutto. Dare una mano è sinonimo di aiutare. A rialzarsi, ad attraversare, a spingere, ma anche a studiare, a convincere, a vivere, a sopravvivere. Una mano è sempre a favore di. Un tipo alla mano non può essere uno stronzetto. Contromano c'è lo scontro frontale. Le mani in mano è pigrizia, le mani nelle mani è condivisione, le mani tra i capelli disperazione o shampoo, le mani in pasta complicità o pretagliatella, a chi ha il cuore in mano non si deve chiedere di mettersi una mano sulla coscienza né di metterla sul fuoco, tutto quello che è a portata di mano si può toccare con mano, non vi sto dando notizie di prima mano ma di seconda mano. Mano a mano, un po' alla volta. Quando l'amore vi prenderà per mano, dategli una mano. Una delle parole più belle da aspettare e da vivere è quasi interamente occupata dalle mani. Domani.

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