I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

login

La mela grattugiata

di Guido Piccoli su Smemoranda 2005 - M'ama non m'ama

" Mama, non m'ama!", sussurrò mentre fissava le stelline in brodo ammassate nel cucchiaio: potevano essere più di cento. Aveva un groppo in gola..
" Mama, non m'ama!", ripetè un poco più forte. "Mangia che diventa fredda". Non sentiva. Colpa di quel mix di olio e burro che friggeva: gli stava facendo la fettina.
" Mama, non m'ama!", gridò sottovoce, disperato. "Devi mangiare, sei sciupato", continuò lei, indifferente o soltanto sorda. Quando fece per cambiargli il piatto, la inchiodò con un altro "mama, non m'ama". Lei fece finta di niente. "Dai che ti fa bene un po' di carne". Ma come avrebbe potuto, quella fettina, curargli il mal d'amore, farlo sentire meno disperato, dargli forza? Quando arrivarono i fagiolini al pomodoro, Filiberto si alzò e, guardandola negli occhi, proclamò tombale: "Mama, non m'ama!". Lei in risposta disse "pazienza". Ma come pazienza: aveva scoperto ancora una volta di non essere amato e avrebbe dovuto portare pazienza? 
Riuscì a singhiozzare solo "mama" prima di essere interrotto dalla solita sentenza: "non era adatta". Ma adatta a che e a chi?, si chiese lui, mentre trangugiava. Per la mama, nessuna era adatta: una era troppo bella, quell'altra nervosa e le altre chi disoccupate, chi con i grilli in testa, chi malaticce, chi fru-fru. Vedendolo così distrutto, lei sparò la sua migliore cartuccia: "Te la grattugio la mela?". Filiberto barcollò, colpito e quasi affondato. "Su, che ti piace tanto la mela grattugiata". Era vero, ma se ne vergognava un po'. Come si vergognava di essere stato allattato fino a cinque anni. O della sua abitudine, coltivata fino ai dodici, di avvicinarsi a lei supplicando "tettina" e schioccando inequivocabilmente le labbra. O dell'altra, abbandonata più o meno a quell'età, di chiamarla, ancora seduto sul vaso, immerso nella più familiare delle puzze, per farla venire a pulirgli il culetto. 
" Allora la vuoi?", gli ridomandò provocante. Sentiva di essere a una svolta della vita. Guardò il coltello, poi i fagiolini rimasti ammassati, il coltello, il grasso della fettina in disparte e ancora il coltello. E lo afferrò. La mama era in fondo alla cucina. Lei lo vide avvicinarsi col coltello in mano e riuscì a dire solo "Filiberto". Arrivatole a due passi, Filiberto bofonchiò: "Te la sbuccio io la mela!". E  scoppiò a piangere, cominciando a schioccare le labbra. Ogni cucchiaino di mela lo rendeva meno infelice. Anche se le donne finivano per lasciarlo, c'era sempre lei a casa ad aspettarlo. "Mami, tu m'ami?" le chiese. Quando se lo strinse al petto era un po' imbarazzata, ma anche tanto serena. Era riuscita a vincere un'altra battaglia. Sebbene avesse compiuto quarant'anni da un pezzo, Filiberto continuava ad essere il suo bambino.

Advertisement