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Desiderio e incertezza

di Massimo Cirri su Smemoranda 2005 - M'ama non m'ama

M'ama o non m'ama? Un interrogativo che è più di un interrogativo perché è la madre di tutti gli interrogativi. Desiderio e incertezza vi si mescolano in un cocktail alcolico. S'intrecciano, si alleano - carogne - contro di me, si rafforzano a vicenda, fermentano e ribollono, salgono di temperatura fino a cuocermi i neuroni mentre sono lì che m'interrogo. Peggio di un Negroni a digiuno. M'ama, non m'ama? Un interrogativo che mi fa straparlare, come un Negroni a digiuno: tormento me stesso e chiunque mi passi vicino. Un interrogativo che mi lascia muto durante le interrogazioni: cosa me ne frega di matematica quando passo i giorni, i pomeriggi, le mattine e le notti a chiedermi se lei m'ama o non m'ama? 
Ma esaminiamo gli ingredienti del micidiale cocktail che mi shakera l'anima: desiderio e incertezza. 
Desiderio uguale voglia, passione, aspirazione, sogno e bisogno - che non è un sogno in due tempi con in mezzo l'alzarsi un po' storditi per andare in bagno - ma è necessità (di lei), urgenza (subito), emergenza (sennò muoio, chiamate la Protezione Civile), occorrenza (mi occorre) e stimolo (anche di andare in bagno, tanto penso a lei anche e soprattutto quando sono in bagno). Desiderio uguale anelito (la voglio), ormone scatenato (anche il mio corpo la vuole), struggimento (siamo in due su due a volerla, abbiamo la maggioranza assoluta, datecela), smania (harf, harf), ansia (che tormento), tormento (che ansia), febbre (brucio d'amore), languore (mi sto illanguidendo), languorino (ho un buco nello stomaco e nel cuore), fame (di lei) o assenza di fame, stomaco chiuso perché lei non c'è. E allora è incertezza.
Incertezza uguale smarrimento (senza di lei son perduto e pensando solo a lei ho perso tre volte le chiavi di casa), esser combattuto (è una battaglia e io la perderò, chi se ne frega della battaglia - son pacifista - ma perderò lei e allora faccio una strage), combattuto e diviso (senza di lei mi manca una parte di me, son come un ombrello senza manico), insicurezza (esistenziale), marasma (intestinale), difficoltà ad alzarsi ogni mattina perché che m'alzo a fare se certezza non v'è che ella m'ami. Sono nell'incertezza e allora spetalo fiori, leggo rubriche di consigli amorosi, nomino consulenti sentimentali che rimuovo se non sono in completo accordo con me, consulto oroscopi. Perché son sospeso, provvisorio, mutabile (spesso muto o spesso parlo troppo, vedi sopra), precario (un co.co.co. dell'amore) e provvisorio perché senza di lei tutto il mondo è provvisorio, solo se lei dicesse di amarmi il globo diverrebbe definitivo. Sono variabile e instabile, come le condizioni meteo sul golfo di Biscaglia, ho dentro l'anticiclone e il ciclone, in bicicletta pedalo nervoso. Mi sento imperfetto e difettoso, ho dei brufoli a cratere che eruttano sempre al momento sbagliato, quand'ella par che mi guardi. O forse guarda affranta lo spettacolo del pus lavico? Sono malfermo e vacillante, dubito, son insicuro e impacciato, goffo e gaglioffo (erutto il mio tormento - l'ho già detto che sono tormentato - su mio fratello minore). Mi sfogo. Ma poi son fioco, debole (a volte invece belo, come pecora smarrita nel Supramonte), tremante, bigio (ma non la scuola perché è là che la vedo; il nostro è un amore scolastico), crepuscolare e contraddittorio. Fluttuante (fluttuo tra il m'ama = gioia e il non m'ama = depressione nera). Sono perplesso, esitante, titubante, tentennante, oscillante e a volte ondeggiante perché mi stordisco con un Negroni e non lo reggo bene. Sono Amletico? Forse sì perché ci ho il dubbio: "Ma io, quella là, io l'amo o non l'amo?"

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