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Prosciutto e coppa

di Gino Strada su Smemoranda 2010 - Che storia!

Prosciutto e coppa, pane e vino rosso a volontà. Gli amici a cena, come d’abitudine a ogni mio ritorno.

Ma non è sera di baldoria, è la primavera del 1994.

Nella totale indifferenza del mondo, si sta preparando un genocidio. Un genocidio vero, da 1 milione di morti. Il Rwanda.
“E se ci fossero chirurghi anestesisti e infermieri disposti ad andarci e dare una mano?” Non so perché, ma gli esseri umani, che forse non sono soltanto “quello che mangiano”, tendono a fare a tavola le conversazioni più importanti.

Intorno al tavolo di una cucina prende forma e forza l’idea di dare vita a una organizzazione per soccorrere le vittime della guerra. Si chiamerà EMERGENCY.
Servono soldi, circa 130 mila euro per poter pensare di operare per tre mesi... nel frattempo cercheremo di trovarne per i mesi successivi. Iniziammo con 6 mila euro, raccolti proponendo l’idea a un gruppo di amici riuniti – per non smentirci – in una trattoria...

La capitale Kigali è devastata, ci vogliono molti giorni per ripulire dalle macerie e dai resti umani quello che doveva essere un ospedale ed è invece finito bersaglio di razzi e luogo di assassinio. Iniziamo ad operare i feriti. Le torce dei giovani volontari, tenute a braccia tese sopra la testa dei chirurghi, possono supplire alla mancanza di elettricità.

All’inizio del 1995, tre automezzi di EMERGENCY partono dalla sede di via Bagutta a Milano, carichi di medicinali e apparecchiature chirurgiche. Destinazione Iraq. Uno tra i Paesi più infestati di mine antiuomo, che stanno compiendo “al rallentatore”, un giorno dopo l’altro, un nuovo genocidio, quello dei curdi. Lì nasce il primo ospedale di EMERGENCY per feriti di guerra.

Dopo l’Iraq, la Cambogia, la Sierra Leone, l’Afganistan, il Sudan, la Repub-blica Centrafricana...
A quindici anni di età, EMERGENCY ha già curato – bene e gratuitamente - oltre 3 milioni di persone nel mondo, vittime della guerra e della miseria. 
Un bel “made in Italy”, una bella storia di civiltà. Merita un brindisi, da farsi secondo tradizione, invitando gli amici. “Smemoranda potrebbe finanziare la costruzione di un nuovo ospedale...”: detto da Nico, colonna di Smemoranda, c’è da crederci.

Ci stiamo lavorando. Le belle storie possono continuare.

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