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Io e lui

di Giuseppe Culicchia su Smemoranda 2013 - Friends

È andata così. È andata che quando l’ho incontrato per la prima volta avevo circa dodici anni. Era estate. Scuola finita. Vacanze lunghe. Su tre mesi saremo stati assieme appena un paio di giorni. Ma in quelle quarantotto ore, tra noi è scattato qualcosa. Tra una merenda a base di Nutella e una corsa in bicicletta, mi ha raccontato tutto. Lui era più grande di me. Stava a Parigi. E rispetto a me aveva già fatto un mucchio di cose. Per dire: era perfino andato in vacanza con una tipa. In Spagna. Per la verità non loro due da soli, ma con un paio di altri giovanotti. Anche per dividere le spese, credo. Lui di lei era presissimo. Lei di lui abbastanza, però anche dei due altri giovanotti. Sia come sia, una sera lui e lei si erano baciati. Per me, che a luglio andavo giusto al mare a Noli in Liguria con i miei, l’idea di prendere e partire con Giulia, la ragazzina dai capelli rossi di seconda B che mi piaceva, e di fare un viaggio con lei chessò, fino a Parigi o Madrid o anche solo Varigotti, e baciarla, era un sogno. Comunque: lui in quei due giorni mi ha raccontato tutto. E lo ha fatto così bene che a un certo punto a me sembrava di essere stato in Spagna con lui e lei e gli altri due. Tant’è che dopo, nei mesi successivi e quando è ricominciata la scuola, dentro di me ho continuato a pensarci. Nessuno mi aveva mai confidato tante cose, senza nemmeno sapere chi fossi. Io di Giulia non avevo mai detto nulla nemmeno a Sergio, il mio compagno di banco. Ad ogni modo: l’estate successiva, io e lui ci siamo di nuovo incontrati. E benché fosse passato un anno, sembrava che ci fossimo visti il giorno prima. Di nuovo lui mi ha raccontato tutto. Era di nuovo andato in vacanza con la tipa. Di nuovo in Spagna. Di nuovo con quegli altri due. E di nuovo lui e lei si erano baciati. La stessa storia, insomma. Però, mentre me la raccontava, era come se lo facesse per la prima volta. Insomma: come l’estate precedente, grazie alle sue parole mi sono ancora ritrovato a sognare a occhi aperti. E ancora, è stato come se in Spagna con loro ci fossi andato pure io. Per farla breve, da allora io e lui passiamo assieme un paio di giorni ogni estate, felici di ritrovarci come succede solo ai veri amici. E ogni estate lui mi racconta più o meno la stessa storia. Dico “più o meno” perché, nonostante la storia sia proprio sempre quella, io nel frattempo sono cresciuto e cambiato. E nelle sue parole scopro sempre qualcosa di nuovo. Sta di fatto che ogni estate è come se andassi anch’io in Spagna con lui, lei e quegli altri due. E mi diverto un mondo. Comunque: rivista su Facebook dopo tutti questi anni, Giulia è cambiata parecchio. Per quel che ne so, il mio compagno di banco Sergio sta molto lontano, ma spesso lo penso ancora con grande affetto. Quanto a lui, l’amico con cui condivido un paio di giorni d’estate da quando avevo dodici anni, si chiama Jake. Jake Barnes.
E la sua storia ha un titolo. Fiesta.

THE END

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