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Giù lo zaino, on

di Nicola Savino su Smemoranda 2012 - Dream

A sedici anni rimasi folgorato dalla radio. La ascoltavo appena arrivavo a casa da scuola dopo le due di pomeriggio. Giù lo zaino, on. La radio allora era rivoluzionaria come lo è Internet ora. La radio è tutt’ora il mio grande amore ed era il mio sogno. Quando la ascoltavo, mi immaginavo che faccia avesse il deejay che era in onda, mi appassionavo ai brani trasmessi, andavo al negozio a comprare i dischi e per qualche mese non mi sono nemmeno permesso di sognare di entrarci in una vera radio. Poi nacquero radio di paese, di quartiere, perfino di via. Piccole emittenti alla buona dove si poteva andare a trasmettere pur senza alcuna nozione tecnica. Ovviamente gratis. Magari portando i dischi da casa, giusto per inseguire il sogno. Cominciai la mia prima trasmissione involontariamente con un pezzo di Malcom Mc Laren, buonanima, creatore dei Sex Pistols e marito di Vivienne Westwood… insomma mica un pirla. Il pezzo si chiamava Hey deejay. Quando si dice il caso. Il primo disco e poi una vita in una radio che si chiama così. Deejay. Seguirono tre o quattro anni di strafalcioni, dischi che saltavano (sì, c’erano ancora i giradischi… quel piatto rotante con sopra i dischi di vinil… che cazzo ridi? Vecchio a chi?), di voce impostata, di congiuntivi a vanvera (quelli resistono) e poi una valanga di sogni. Continuavo nel frattempo a sentire le radio grandi, che nel frattempo erano diventati network. Quando passavo sotto le sedi delle due-tre radio che mi piacevano, sbirciavo dalla strada e mi batteva forte il cuore, come quando sei innamorato di una ragazza che non lo sa. Quello è l’amore puro, senza filtri e senza mediazioni. Tu ami, lei non si accorge. Ma siccome esistono le favole, siccome i sogni, ve lo assicuro, si realizzano se li desideri ardentemente, qualche anno dopo scrissi una lettera a questi tre network. Ero disposto a un piccolo passo indietro: avrei fatto perfino il tecnico del suono, il “ regista” pur di lavorare in una radio grossa. Mi rispose solo Radio Deejay, dopo un anno, telefonandomi a casa. “Pronto sono Radio Deejay, vieni?”. Eccheccazzo! Da lì seguirono estenuanti provini che sembrava il Grande Fratello con le nominations. Ogni settimana eravamo in due, alla fine della settimana l’altro veniva nominato. E rimanevo io. La settimana dopo un altro “concorrente”. E al venerdì sera rimanevo io. Per quattro settimane ’sta storia, poi per sfinimento mi hanno assunto. Ecco, ho citato il Grande Fratello mica per caso: i sogni esistono e si realizzano, eccome! La “svolta” non esiste, è un falso mito. Pensare di arrivare al successo con le scorciatoie è stupido, poco poetico e avvilente. Ci deve battere il cuore, come quando siamo innamorati di una ragazza che non lo sa.

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