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La poltroncina no!

di Giuseppe Culicchia su Smemoranda 2004 - Che mondo

Premessa. Io tutti i giorni cascasse il mondo prendo e vado al bar a giocare a calcetto. Giocare gioco malissimo. Ma prima o poi imparerò. In fin dei conti ho solo 38 anni. Detto questo, veniamo al dunque. 
Non so il vostro, ma il mio mondo ideale non è mica così ideale. Nel mio mondo ideale c'è semplicemente tutto ciò di cui un mondo ha bisogno. Nel mio mondo ideale per esempio ci sono il cielo, la terra, il mare. Proprio come nel nostro. 
Il cielo a prima vista sembra un cielo ideale, ma in realtà è un cielo normale. A seconda di come tira il vento, per esempio, è terso o nuvoloso. Ed è più o meno luminoso di giorno a seconda delle condizioni atmosferiche e più o meno buio di notte a seconda delle latitudini. In effetti però il mio cielo ideale è senza buchi nell'ozono. E non ci sono né rottami della NASA né satelliti gas di scarico, e neppure nubi tossiche o scudi spaziali. È il cielo e basta. Solcato da aquile a caccia di prede, per carità. Ma senza di loro, che cielo sarebbe? 
Stesso discorso per quanto riguarda la terra. Anche lei, lì per lì, uno se la trova davanti e dice: è una terra ideale. Nemmeno per sogno. Se la si guarda bene è una terra normale. Piena di prati e boschi e fiumi e torrenti e fossi e valli e nevi e deserti e montagne e laghi e stagni e pozzanghere e paludi e pietre e insetti e animali. E tuttavia senza centri commerciali né fabbriche né banche, e neanche bidonville o favelas o grattacieli o palazzi. È la terra e basta. Percorsa da leoni affamati in cerca di cibo, per carità. Ma senza di loro, che terra sarebbe? 
Ma passiamo al mare. Subito sembra un mare ideale. Guardatelo meglio. Non lo è. Proprio per niente. Anzi. È un mare ricco di pesci e crostacei e cozze e polipi e coralli e alghe. Ma a dire la verità non ci sono né balene suicide né chiazze di petrolio, e manco sommergibili nucleari, scorie radioattive, vecchi copertoni, reti a strascico o scarichi industriali. È il mare e basta. Attraversato da squali a caccia di vittime, per carità. Ma senza di loro, che mare sarebbe? 
Nel mio mondo ideale, insomma, non manca niente di necessario. A pensarci bene, non c'è l'uomo, è vero. Non ci sono le sue civiltà e i suoi prodotti. Non c'è la Sfinge e non ci sono le poltroncine di plastica su cui fare accomodare il cellulare nei momenti di relax. Domanda numero uno: se la caverebbe il mondo senza la Sfinge e le poltroncine di plastica su cui fare accomodare il cellulare nei momenti di relax? E soprattutto, domanda numero due: qualcuno o qualcosa sentirebbe la nostra mancanza? (Lo so, vi sono venuti in mente il vostro gatto e il vostro cane. Troppo facile. Li avete viziati a forza di Gran Gourmet e Ciappi. Non vale). Per cui, diciamoci la verità, anche se magari è un po' brutale: la risposta alla prima domanda è SÌ. E la risposta alla seconda domanda è NO. Senza di noi il mondo se la caverebbe BENISSIMO. E non mancheremmo a NESSUNO.
Però c'è un però. Come dicevo all'inizio, io cascasse il mondo tutti i giorni prendo e vado al bar a giocare a calcetto. Giocare gioco malissimo. Ma prima o poi imparerò. In fin dei conti ho solo trentotto anni. In ogni caso, nel mio mondo ideale dobbiamo esserci, oltre al cielo, alla terra e al mare, anche io e il calcetto. E poi gli amici con cui gioco a calcetto. E poi i ragazzi dietro il banco che ci fanno carburare a forza di barbera durante le nostre partite di calcetto. E poi i fabbricanti di calcetti, nel caso il nostro avesse bisogno di pezzi di ricambio. E poi le mogli dei fabbricanti di calcetti. Perché i fabbricanti di calcetti mica sono tutti scapoli. E poi i loro figli. E di conseguenza i nonni. E gli zii. E i cugini. E i nipoti. E i fratelli. E le sorelle. E, perché no, i vicini di casa. E gli attori dei loro film preferiti. E i musicisti dei dischi che amano. E gli scrittori dei libri che leggono. E i panettieri. E i pasticcieri. E i produttori di barbera. Pure loro con le rispettive mogli e i rispettivi figli, nonni, zii, cugini, nipoti, fratelli, sorelle e perché no vicini di casa. Eccetera eccetera eccetera. Vabbè, devo ammetterlo. Più o meno nel mio mondo ideale ci saremmo tutti. O quasi. Ma le poltroncine di plastica su cui fare accomodare il cellulare nei momenti di relax no.

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