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Marina la fragile

di Guido Piccoli su Smemoranda 2004 - Che mondo

Difficile parlare del mondo, mentre un uragano di bombe sta facendo dei gran buchi, in basso a destra, in una delle terribili guerre della storia. Giusta come quelle lanciate in passato da Ciro il Grande, Giulio Cesare, Gengis Khan, Napoleone e Adolf Hitler. Ma molto più vigliacca, perché in questa si creperà solo da una parte: anonimi poveri cristi carbonizzati, in un baleno senza capire niente, da un ordigno supertecnologico, azionato con un clic sul computer a qualche migliaio di chilometri da qualcuno esentato dal lordarsi le mani di sangue. 
Anche se, in tempi del genere, sarebbe comprensibile abbandonarsi all'angoscia, staccare la spina e trovare un rifugio per il corpo e soprattutto la mente, bisogna non darsi per vinti. Vi propongo di ruotare di 180 gradi (grado più, grado meno) il mappamondo, atterrare in Amazzonia e andare a conoscere Maria Osmarina, chiamata Marina grazie alla zia analfabeta che riteneva impronunciabile il suo nome. Fino a 16 anni, anche Marina non sapeva leggere né scrivere, ma conosceva solo le quattro operazioni aritmetiche che le servivano per evitare che i compratori di caucciù fregassero il padre seringueiro. Seconda di undici figli, era costretta a lavorare con lui la gran parte del tempo nella foresta dello Stato di Acre, il più amazzonico dell'intero Brasile. Era magrolina e fragile. Fame, fatica e umidità della selva le regalarono malaria ed epatite. Per evitare che finisse come altri due fratellini morti, i suoi la mandarono in città, a Rio Branco, dove Marina fu accolta nel convento delle Serve di Maria. Di giorno, la ragazza si sottoponeva a cure severe e lavorava come cameriera in una famiglia benestante. Di sera, studiava per recuperare velocemente gli anni perduti. Prima di conoscere Chico Mendes, Marina voleva diventare suora. Poi il sindacalista dei seringueiros che da anni lottava nella foresta contro i tagliaboschi al soldo dei latifondisti e delle multinazionali del legname, la convinse che avrebbe potuto servire Dio anche difendendo i diritti del suo popolo. A vent'anni, Marina si ammalò di nuovo e ancora più gravemente. Da Rio Branco venne portata d'urgenza a San Paolo. Si salvò un'altra volta, si iscrisse alla facoltà di storia e conobbe Ignacio da Silva, detto Lula, che la persuase a entrare nel suo nuovo partito dei lavoratori, allora quasi clandestino. Tornata nella sua terra, cominciò a battagliare contro i corrotti, gli incendiari e i lottizzatori della foresta e gli affamatori della povera gente. Riuscì a scampare ai loro sicari, che nel frattempo avevano ucciso Chico, e a farsi amare dalla gente che la elesse al Senato nelle liste di Lula, che dopo qualche anno realizzò il sogno di diventare presidente. Dal primo gennaio 2003, la piccola e fragile Marina Silva è ufficialmente ministro brasiliano dell'ambiente. L'Amazzonia ha trovato finalmente il suo guardiano. "Un altro mondo è stato possibile" per una ragazza fragile, poverissima, flagellata dalle malattie, analfabeta fino all'adolescenza. Figuriamoci per voi, belli, sani, forti e giovani esponenti di una parte del mondo a cui non manca niente. Se non, forse, un po' di utopia e di determinazione. Anche per fermare i pistoleros e i loro tanti e insospettabili maggiordomi.

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