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Pay per dream

di Alessandro Robecchi su Smemoranda 2012 - Dream

Io credevo che fosse semplice. Bene, ho detto, dopo anni di precariato un posto fisso me lo merito e mi metterò d’impegno. Ma questo era tanto tempo fa, quando ero ancora entusiasta, quando il mio lavoro alla Oniric Ltd mi sembrava un dono del cielo. Guardavo la mia scrivania, gli schedari, gli archivi, con un certo orgoglio. Mi misero al reparto Pay per Dream. Niente di complicato, ricevevo le richieste, controllavo gli abbonamenti, codice utente, password eccetera, e poi spedivo il sogno. I clienti sembravano soddisfatti, sognavano molto e tutto andava per il meglio. Con il grande trasloco della Oniric Ltd cominciarono i guai. L’archivio si incasinò a tal punto che per un mese spedii sogni per camionisti (modulo 564c) ai bambini delle elementari. Le mamme si lamentavano. Andò addirittura peggio quando le schede dei moduli 871f (sogni dei carcerati) finirono ai secondini (modulo 871g, dannazione!). Le proteste raggiunsero la direzione generale e cominciarono i guai. In pratica prima di spedire un sogno, per essere sicuro che andasse all’abbonato giusto, dovevo sognarmelo io, e vi giuro che è una cosa piuttosto faticosa sognare tutti i sogni degli altri. In più dovevo dormire tantissimo per sognare tutta quella roba, e non avevo più nemmeno dieci minuti per sognare i sogni miei. Ero nervoso, irritabile e stanco. E poi, disse il capufficio, dormivo troppo in ufficio. Mi spostarono al reparto incubi, quei sogni brutti, ma brutti, che inviamo ogni tanto a chi è indietro con le rate, o paga in ritardo. Ora sono qui da due anni, il lavoro alla Oniric Ltd non mi pare più questa gran cosa. Ogni tanto mi invento una scusa e vado a dormire in macchina, nel parcheggio. Sogno di essere in un grande prato, di addormentarmi sull’erba e di non sognare niente. Poi torno al lavoro, sistemo i moduli, spedisco, e penso ai nostri clienti della Oniric Ltd. Quando impareranno a sognare da soli io resterò senza lavoro. E comincio a pensare che sarà meglio per tutti.

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