I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

login

Un sogno piccolo piccolo

di Claudio Bisio su Smemoranda 2012 - Dream

Mi sono iscritto alle primarie. Non a queste, alle prossime. Tanto ce ne sono in media due all’anno. Ultimamente vedo che lo fanno in tanti. Perché io no, mi sono detto?
Non ho intenzione di fare troppa campagna elettorale, roba tipo comizi, volantinaggi, faccia a faccia... Sa di vecchio.

Oggi basta avere le idee chiare, un post sul blog ed è fatta. No, facebook, twitter, no. Troppo democratici, nel senso che chiunque può dire la sua, alla pari. Troppa confusione, troppe idee. Un commento sul blog viceversa, non mi va?, lo cancello. Sono io l’amministratore, e non delegato (da chi poi?), ma unico.

A questo punto il programma:

Punto primo: l’onestà. Ecco. L’altruismo, la voglia di fare il bene comune a scapito degli interessi personali.

Punto secondo: la competenza. Non dev’essere necessario essere laureati, ma sapere di cosa si parla, quello sì.

Punto terzo: saper ascoltare. Soprattutto chi la pensa diversamente, senza pregiudizi.

Be’, ma fin qui siamo tutti d’accordo.

Punto quarto (quinto, sesto, ecc.): un’utopia. Sì, avere un’utopia. Un’idea di società, di città, di sviluppo che quasi sicuramente non si realizzerà ma a cui si deve tendere.

E qui, finalmente, ci differenziamo. Chi mette enfasi sulla libertà, chi sull’uguaglianza. Io (che al liceo mi ero fatto interrogare sulla rivoluzione francese), insisto sulla fratellanza... E vinco. Vinco le primarie! Ricevo i complimenti degli altri candidati che mi promettono il loro appoggio per le battaglie future, certi che andando avanti così le vinceremo di sicuro. Mi chiamano l’Obama italiano. Vedo già i titoli dei giornali: “Dopo un nero alla Casa bianca, un calvo a palazzo Chigi”...

E poi sento un suono che fa “drin, drin ,drin”... È la campanella? È finito l’intervallo? Si ricomincia a fare sul serio?

No. Il suono in realtà è “dream, dream, dream”... Era solo un sogno. E neanche un sogno di quelli alla Martin Luther King. No, un sogno piccolo piccolo, di quelli da non ricordare neppure. Di quelli appiccicosi, sudati, eccessivamente zuccherosi e dolci. Persino il computer con il controllo automatico dell’ortografia mi corregge la parola dream, che diventa: “Cream, cream, cream...”

Pazienza, mi consolerò con Eric Clapton.

Advertisement