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Modi di dire

di Luciana Littizzetto su Smemoranda 2004 - Che mondo

Aiuto. Sento che sto invecchiando. Non mi reggono più le giunture. Cigolano. Anche i gomiti non son più quelli di una volta. Gli anziani dicono: cambia il tempo, ci ho i dolori. Ecco. Anch'io: cambia il tempo e ci ho i dolori. Anzi. Cambia il mondo e ci ho i dolori. In generale. Dolori vari. Misti. Gli anziani non perdono tempo a specificare. È così prezioso ormai, il tempo, per loro, che non vale proprio la pena sprecarlo in dettagli. Anche le donne quando ci hanno il ciclo dicono: ci ho le mie cose. Però quella è un'espressione che detesto profondamente. Sono passati secoli eppure in questo nuovo mondo noi femminielle continuiamo a dire: ci ho le mie cose. Ma cose cosa? Quali cose? Dillo. Qual è il problema? Forse è perché quella parola là non suona tanto bene, con 'sto "stru" centrale che sdrucciola. Ci ho le mie cose, magari detto anche sottovoce, invece dà l'idea di una roba un po' carbonara, fatta in gran segreto. Che fai stasera? Mah, sto a casa... ci ho le mie cose... Ah, capisco, salutamele. Ma poi le MIE cose. Col possessivo. Proprietà privata. Ma tientele pure strette. E chi te le tocca. E poi certo che ci hai le tue. Puoi mica avere le sue. Non puoi mica dire: "Eh, oggi non sto tanto bene, ci ho le sue cose". Che orrore. Che imbarazzo. Tu ci hai le tue, io ci ho le mie, ciascuno ci ha le sue signora mia. Le nostre madri dicevano: "Mi è arrivato il marchese". Emozionante. E da dove è arrivato? Da Stupinigi? Ma a piedi o in carrozza? Col suo consesso di dame e cavalieri o solo soletto in compagnia delle sue ghette? Ma come mai viene in visita tutti i mesi 'sto marchese, non ha proprio un cazzo da fare... Non può occuparsi del suo regno? C'è chi usa invece quest'altra dicitura: ci ho il mio periodo. Ah sì? Be' sei un po' sfortunata. Non si può certo dire che sia un bel periodo. Speriamo almeno che passi in fretta. Fammi sapere poi com'è andata. Squisitissimo invece è informare gli astanti con un classico: sono indisposta. Capisco. Non sei disposta. A fare cosa non si sa, ma brava. Sei una donna che non accetta compromessi. Tutta d'un pezzo. Ti stimo. Ho sentito anche dire: sono ciclata. Bello. Anche ciclabile non è male, come le piste per le bici. Mia nonna invece diceva: ci ho le baracche e io da bimba mi immaginavo che tutti i mesi montasse su un teatrino. Baracche ma senza burattini. Anche per lo sviluppo femminile si usa un'espressione discretamente idiota: sono diventata signorina. Che già marca male. Passi dalla condizione di bambina a quella di single senza quasi accorgertene. E poi se ti va di sfiga ci rimani, signorina. Per tutta la vita. Anche se sei piombata nella menopausa ormai da lustri. Una bella gallina stagionata rimasta, ahimè, signorina.

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