I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

login

Dedicato a...

di Marina Terragni su Smemoranda 2004 - Che mondo

"Tina! Sciura Assuntina! E alura! Come andiamo?"
"Oh, sciora Giuditta! Come state lei? E la diabete?"
"Sui 120. Non ci lamentiamo. E lei?"
"Mah, il dottore dice che ho un po' di sistema. Dormo poco, piango, tutto un nervoso. Ieri mio figlio mi fa: cosa c'è da mangiare? E io: quartirolo. E lui: mmm, quant'è brutto il quartirolo. E io giù a piangere".
"Eh, sì, il quartirolo. Non gli va mai bene niente. Vacci tu al supermerk, allora, con le borse e tutto".
"Lui volesse la mozzarella. Ma se c'era il quartirolo in offerta otto per sei!"
"Uh, alura l'ha faa' una bella scorta!"
"Sempre a combattere con 'sti cazzi di euro".
"Ma l'ha faa' ben, Tina! Non stia a pensarci più. Un'altra volta gli compri il mascarpone, che'l ghe vegna un bel colesterolo".
"Ce l'ho, pure quello".
"Il mascarpone?"
"No, il colesterolo. E pure il sistema, piango e ripiango. Non è che sto troppo bene".
"E chi è che sta bene, con 'sto mondo?"
"Che mondo, Giuditta!"
"Che mondo, cara la mia tusa!"
"Avete visto i lambascioni?"
"Se g'ho vist cus'è?"
"I lambascioni. Quei cipoddizzi lì, io le friggo nell'olio, e poi ci metto l'aceto. Provasse. Buonissimi. 7 euro al chilo! Oggi c'è l'offerta a 6.8".
"Che una volta magari te li tiravano dietro".
"E le zucchine. Mangiare da 'spedale, 12 euro al chilo".
"In proporzione, cunvegn cumprà una caà".
"E invece qua ci facessimo o'mutuo per un minestrone".
"Che mondo!"
"Che mondo! E si sono pure fottuti i fiori al cimitero. Con quello che costano. I margheritoni. Ce li avevo messi un mazzo a Ciro mio. Quanto mi costi, Ciro, ci avevo detto, che mi hai pure lasciato la pensione una schifezza. E se li sono fottuti".
"El sciur Ciro. Un brav'omm inscì. E ghe porten anca via i fiur!"
"'Sti sfaccimm'..."
"Che poeu ier sunt andada anca mi al cimiteri. L'ho visto, el sciur Ciro. Se mi permette, Tina, non è che mi sia piaciuto troppo. L'era inrabì, gh'aveva la facia storta. L'ho vist propi brutt, brutt, brutt".
"Eh, ma era perché era rimasto senza fiori! Lui ci teneva. Era ambizioso. Ore e ore nel bagno, si chiudeva, mannaggia a lui".
"Poer Ciro, inscì distinto".
"E poi profumo. Litri di dopobarba, si metteva, e la brillantina Linetta".
"Sa cosa? Mi ghe farìa di' una bella messa, ch'el gh'abia bisogn de vess 'iutàa?"
"Ma sì, ce la farò dire. Una messa delle sei e mezza, che mi costa meno".
"Ma sì, tant uramai sarà un bel des ann che l'è andaà'..."
"Se non se l'hanno pigliato ancora mo' in paradiso, state sicura che non se lo pigliano più".
"S'el fudaria el Berlusca, s'el sarian ciapaà de sicur!"
"Me lo ciapperei pur'io a Berluscone. Così m'allargherei un po' la cintura".
"Con 'sto mondo che gh'è vegnu foeura".
"Uh, che mondo!"
"La parola la val gnent. Chiamo l'idraulico, che ci ho un rubinetto che perde, e quello: sì, vengo vengo, e l'hai visto tu?"
"Però se ci sarebbe da prendersi la centomila, vedevate come corresse".
"Ci ho messo lo straccio tutto in giro, tiri avanti inscì. E poeu gh'è l'ascensur che'l va un dì sì e un dì no. Ciama l'aministradur. Te lasa lì tri ur cunt la musica che la sona: gli operatori sono momentaneamente occupati, schiscia l'asterisco, schiscia el du, el set, ciama l'internet e il Gesù Cristo".
"'Sto cazzo di internetto, e poi la imél. Ce l'ha l'imél? E come, non ci ha l'imél? Sai dove ce la mettessi, l'imél?"
"Cara la mia tusa! Siamo vecchie! Non valiamo più una cicca frusta, anzi frustissima!"
"Però a pulire e a cucinare e a tirare lo spazzolone e andare in posta e al supermerk siamo ancora buone".
"Galline vecchie! Befane! Carrette!"
"Che quasi quasi mi metto l'annuncio sul giornale, vedova molto simpatica brava pure a fare la pasta in casa e tante altre cose cercasi pensionato con le saccocce belle piene e che ci piacesse ballare".
"Uh, per carità! Che poeu gh'emm anca de fa' i'infermer! Altro che ballare. E ci ho male qui, e ci ho male là, e dammi questo, e portami quello, e fammi la pastina... Ma va' a da' via el cu!"
"Che poi, con 'sto mondo che c'è, ti capitasse pure uno che si fotte la tua pensione, e salutami a sorete".
"Oh, pora Tina! E pora mi!"
"Povere a noi donne, e lava e stira e pure quell'altra cosa. E devi anche fare: oh! ah!, se no si sentono scornati, e quant'è bello! e quanto sei bravo, e come lo sai fa' tu non lo sa fare nisciuno".
"Che poeu ades ghe pias anca ai donn, cara la mia tusa. E la pillola de chi, e la spirale de là".
"Perché sono scostumate. Perché non hanno più sentimento. Non me lo dite, Giuditta, che se penso alla fidanzata del figlio mio mi aumenta il sistema".
"Perché l'è un mund ch'el gira all'incuntrari".
"Che mondo, che mondo!"
"L'ha vist che gh'è l'offerta della pasta Sbisazzi? Dodici al prezzo di nove".
"Uh, che quella mi diventa moscia moscia, e al figlio mio chi lo sente più!"
"Ma dai, Assuntina, ghe la tira su prima! Inscì l'è bella al dente! Che poeu mi al dente la digerissi no. E se la ghe pias minga, dia retta a me, ch'el vaga a da' via el cu!"
"Ma sì, che andasse. Lui e pure quella zoccola che mi porta in casa. Iesseca, Mizzeca, o come mannaggia a lui si chiama".
Dedicato a tutte le Giuditte e le Assuntine di tutti i supermerk di tutto il mondo, che tengono su il mondo e di cui non parla mai nessuno.

Advertisement