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Potrebbe, ma non si applica

di Cristiano Cavina su Smemoranda 2012 - Dream

“Potrebbe essere bravo, ma non si applica”. Credo sia la frase che mi è stata ripetuta più volte nella mia vita, fin dalle elementari.

La cosa buffa è che non c’era modo di sapere se davvero sarei potuto essere bravo. Era una teoria dei miei maestri, ma non c’erano prove, e forse cercavano solo di non ferire troppo i miei genitori.

Non ero nemmeno cattivo. Il più delle volte me ne stavo li a disegnare di nascosto o a fissare una mosca sul muro alle spalle dei professori.

Avevo sempre le bocca mezza aperta, neanche mi avessero appena lobotomizzato.

Mia nonna mi obbligava ad andare a letto con i suoi pigiami felpati e dei calzettoni di lana che confezionava personalmente; ero così pieno di elettricità che la notte facevo sogni furibondi: il cervello mi girava come una turbina.

Quando mi alzavo e andavo in bagno, avevo i capelli dritti da tanto ero carico e a ogni passo facevo scintille.

Era una fatica rientrare ogni mattina nella parte del ragazzo che “poteva essere bravo ma non si applicava”; insomma, magari quella notte avevo salvato il mondo da una invasione di alieni, oppure ero stato una grande rock star.

Cioè, contavo qualcosa in quel mondo là, mentre in quello vero mi bastava sbagliare strada che qualcuno che mi prendeva a botte o mi urlava dietro qualcosa.

I miei genitori erano disperati; speravano che prendessi dei bei voti a scuola, chissà, magari mi sarei potuto laureare, cosa mai successa a nessuno nella mia famiglia.

Ma non ingranavo proprio.

Per colpa di quei pigiami felpati e dei calzettoni di lana, sognavo così forte che la mattina dopo ero troppo stanco, avevo sempre un velo umido davanti agli occhi.

Non potevo continuare così. Non stavo andando da nessuna parte.

Allora un bel giorno ho deciso che era ora di crescere e di darsi una bella regolata.

Era ora di combinare qualcosa.

Così, ho smesso di sognare solo di notte e ho incominciato a farlo pure di giorno, da sveglio. Ho iniziato a scrivere. I miei erano disperati, e l’aria imbambolata da lobotomizzato non mi ha mai abbandonato del tutto.

Non so se alla fine sono diventato bravo, ma di sicuro mi applico con ferocia.

Sforno sogni a getto continuo e appena mi scappano fuori, gli do la caccia.

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